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    January 26

    Era lei.

    Lei aveva una consapevolezza del proprio sesso mai vista prima: un fascino magnetico.
    Le sue labbra si muovevano lente di fronte ai miei occhi fosforescenti. 
    Del tutto pervaso dal profumo di miele della sua pelle, ero suo. 
    Non seguivo il senso delle sue parole, ma ne coglievo la melodia armonica che mi entrava dentro, facendo eco contro le pareti del mio io, mi rimbalzava dentro, in piena rotta di collisione con i miei pensieri già in frantumi.
    Il suo sguardo, poi.
    Annegavo, perso nell'abissale oscurità di quegli occhi impenetrabili. 
    Avrei voluto sprofondare giù, giù, fino alla fine, vedere il fondo, arrivare a scoprire quel non ben identificato mistero che sentivo doveva essere nascosto proprio lì, dietro ai suoi occhi, nella sua mente.
    Una strega.
    Il suo sorriso mi svegliò.
     
    - Sei pensieroso e assente. A cosa pensi? -
    Rise. Dio, come sei bella. Ridi ancora, ti prego.
    - E' una domanda stupida, quando lo chiedono a me rispondo sempre niente -
    - Sono pensieroso sì, confuso -
    - Ti sto riempendo di parole, io odio quando lo fanno con me. Scusami. Ti ho confuso con il mio monologo, ho parlato troppo, lo so -
    - No, o forse... sì... ahahah no, dai. Hai una voce bassa e melodiosa, è piacevole sentirti parlare -
    -Avrei preferito che tu mi dicessi sei brillante e intelligente, i tuoi discorsi sono molto interessanti, ma va bene, lo prenderò come un complimento -
     
    Ho sbagliato risposta.
    Io pensavo a quanto vorrei sprofondarle dentro e non pensavo a niente di sessuale, per una volta. Pensavo al mistero che le leggo sul viso, che intuisco e vorrei scoprire.
    A tratti tutto mi appariva tremendamente immobile, niente di fronte a me, se non lei.
    Avrei voluto dirle che vedere il suo sorriso è stato come quando mi sveglio alla domenica mattina a gennaio e c'è il sole, e ci sono nel cielo pezzi di nuvole come zucchero filato rosa.
    Come quando il cielo ha quel colore che dai, non è possibile che sia vero.
    Da stare male, talmente sei felice.
     
    -Ci sei?-
    -Pensavo al cielo-
    Si voltò, guardò fuori e tenendo lo sguardo rivolto verso la finestra mi disse - E' brutto il cielo, oggi. Ieri mattina era rosa, però-
    - C'erano le nuvole come pezzi di zucchero filato -
    - Sì, è vero... -
    Si voltò di nuovo, ma più velocemente, e il suo sguardo, come la scheggia d'un cristallo, di nuovo mi perforò l'anima, io non opposi alcuna resistenza.
    - Hai detto una cosa dolcissima - lo sussurrò, però, tenendo lo sguardo altrove.
    - Cosa? -
    - ...dello zucchero filato... significa che le nuvole le hai osservate davvero. Mi piacciono quelli che guardano il cielo -
     
    Era lei.
    Lo so, era lei.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    January 24

    Solite cose, ma con cellulare rotto in più. Non che la cosa mi interessi, in fondo.

    Ho pianto per un'ora o forse più, nascosta dalla trapunta giallo felicità e sole del mio letto in ottone, con le braccia strette attorno alle gambe piccole e piegate, ero chiusa e tremante.
    Stavo male, davvero.
    Nel silenzio dei miei singhiozzi soffocati, manco a dirlo.
    Ho spaccato il mio telefonino, sì ce l'avevo anche con lui, con i messaggini senza significato, con le telefonate che odio.
    E va beh, starò senza, non me ne comprerò un altro. Lo odio, lo odio profondamente.
    Gaugain a Tahiti, ho finalmente finito di leggere la monografia che avevo comprato qualche mese fa e tenuto sul comodino insieme alla pila di libri iniziati e mai finiti, c'è tempo. Li finirò, l'importante è questo.
    Troppi futuri, me lo fanno notare in molti.
    E i condizionali, poi...
    Devo trovare una riproduzione di Da dove veniamo?,Che siamo? Dove andiamo? da attaccare sul muro della mia camera.
    La mia camera è un'esplosione di colori.
    Io sono un'esplosione di colori e sorrisi.
    Ma piango, ogni tanto, di nascosto, perchè ho una cosa che mi brucia un sacco.
    E poi c'è sempre questa cosa della stabilità.
    Io non so, ma non credo di essere del tutto stabile.
    Lo dicono tutte.
    Ho dato uno sguardo ai blog delle ragazze e tutte, o la maggior parte, si definiscono sclerate, svarionate, schizzate, psicolabili ad un passo dalla schizofrenia più acuta. Borderline, per essere tecnici.
    Ma io sono diversa.
    Anche questo lo dicono tutte.
     
    Vaffanculo.
     
    In fondo lo so che sono come tutte le altre, poche palle.
     
     
     
     
     
    January 18

    E' un gran casino, ecco tutto.

    Abbiamo appena trasmesso la litigata tipica del mio diciottesimo anno di vita, dal titolo
    "io a settembre me ne vado"
     
    Ho il magone, come sempre dopo questo genere di discussioni.
    E' che Lei non capisce. Lei, l'innominabile.
    Ho le lacrime agli occhi, perchè, posso anche continuare a raccontarmela,  io sono fragile.
    Fragile, ok, non una piagnona. Sia ben chiaro.
    No, non piango per qualsiasi cosa. Piango solo quando al di là delle parole non vedo un effettivo riscontro sicuro; quando sento vibrarmi dentro la convinzione, ma, guardandomi attorno, non trovo appigli, non so dove aggrapparmi, sento il terreno venir meno, come nel più terribile incubo.
    E' che io già di mio ho paura di non farcela.
    E poi non mi arrivano gli stimoli giusti, e che così è tutto più difficile, e spariscono le lettere dalla tastiera, non le vedo più.
    Respiro.
     
     
    Lei, che dice sempre che i figli non sono dei genitori, ma del mondo.
    Le piace riempirsi le bocca con questa frase di un chissà quale filosofo che lei trovò scritta in un quadro di un signore a cui puliva la casa.
    Lei che ha studiato per diventare maestra, ma poi ha scelto Simone, mio fratello, che è arrivato a toglierle il lavoro, ma a darle felicità per sempre.
    Io non voglio diventare così.
    Non voglio chiudermi dentro al mio micro cosmo famigliare e vivere in funzione dei miei figli, e basta.
    Senza conoscere cosa c'è fuori, senza sapere null'altro se non la scansione del respiro dei miei figli.
    Voglio aver vissuto, prima.
    E che poi magari neanche ce la farò.
    Se non ci crede Lei perchè dovrei crederci io.
    Che cazzata, sono una bambina!
    Continua la storia dell'eterno ritorno, -brava silvia, dai silvia- altrimenti rimango ferma a guardare il mondo con gli occhi spalancati, e lo sguardo sì, profondo e scuro, ma mai convinto, sempre timoroso. 
    Lo so che dovrebbe essere diverso.
    Lo so che dovrei crederci io, altrimenti non possono crederci gli altri.
     
    Il magone, gran bastardo.
     
    [-Sei intrigante da matti. Significa che mi viene voglia di spulciarti il cervello- E' questo che ho bisogno di sentirmi dire. Bravo Diego, un 10 per questa botta di autostima che mi hai regalato, così, del tutto gratuitamente.]
    In questi momenti mi servirebbe incontrare la professoressa di arte che avevo alle medie.
    Mi direbbe tante parole forti, appassionate e sincere, mi trasmetterebbe convinzione.
     
    E poi li vedo alla sera, stanchi.
    Annoiati.
    Affaticati, disillusi, nervosi.
    Non è vita, questa.
    No.
    Non ne vale la pena.
    Non voglio, non ci sto.
    Piuttosto scappo.
    A settembre.
     
    Vorrei che non fossero solo parole.
     
    Oppure piuttosto faccio quello che pochi intimi sanno.
    E solo quei pochi intimi sanno che potrei farlo davvero, con tanto di lettera struggente.
     
     
    Ma io lo sento dentro che voglio studiare filosofia. Voglio chiedermi il perchè di ogni cosa, e saper dire la mia, intelligentemente, su ogni cosa.
    Lo sento dentro, ma mi manca la certezza di essere in grado di farlo. Non mi bastano i 10 del professore, soprattutto se paragonati agli otto dati ad una tale Cristiana.
     
     
    Basterebbe non pensarci.
    Dovrei tentare d'essere meno razionale, dovrei guardarmi dentro di meno, dovrei reagire di più, dovrei crederci, dovrei buttarmi.
    Dovrei smettere di sognare, che è l'esatto contrario dell'essere razionale, ma io sono entrambi.
    E' proprio perchè sono l'ossimoro di me stessa che i miei pensieri si incasinano, mi viene il magone, mi si accavallano rovinosamente le congetture.
    Tento d'essere lucida, ma vaneggio nel tentativo di esserlo.
    Sono un disastro, ma io così mi adoro. 
    L'unico bastardo è il magone, se non ci fosse lui, a ricordarmi quanto sono fragile, mi piacerei tantissimo.
    A livello spirituale, il fisico lasciamolo alle dive.