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    22 October

    Resoconto - the same old fears, wish you were here -

    Alzo la tazzina nera, passo un panno umido sull'incerato poi guardo il lavandino e lo lancio. Canestro e tazze che sbattono, nulla di rotto.
    La tele è accesa, un programma stupido, se servisse.
    Dentro questa cucina mi sposto tra il silenzio che amplifica i cigolii. Penso sia il primo giorno d'autunno, ed in effetti non è più estate da un po'.
    Non c'è luce, fuori fa freddo, ho addosso una maglia pesante. I termosifoni sono accesi, cinquantaquattro euro di riscaldamento, giusto.
    I soldi non mi basteranno mai e ne prendo atto in modo abbastanza pacifico perchè spero che un lavoro venga sù, prima o poi.
    Mi serve una bici, mi serve un lavoro.
    Mi serve una persona che mi ami un po', perchè qui a forza di guardarmi dentro sto sprofondando.
    Via Po.
    Affitto di ottobre pagato, ma tra un po' è già novembre.
    Sopra, dalla radio del soppalco, canta David Bowie. Spengo la tele. Salgo. Aumento.
    Starman waiting in the sky....
    Non so se sia cambiato qualcosa.
    Non so se sono cambiata io, ma mi dicono di sì.
    E' rimasto, pare, un atomo di animazione nel mio essere; se mi impegno c'è anche un atomo d'autostima.
    Devo pensare, ogni volta che sprofondo, agli atomi che mi sono portata via dal villaggio.
    I corsi sono iniziati, e si capisce dalla visione atomistica che ho del mio essere, a ben pensarci.
    Sabato finirà il modulo di filosofia antica, e si apriranno le danze della preparazione del primo esame.
    Un rituale iniziatico quasi mistico.
    Mi serve una bici per pedalare veloce lungo via Po, in direzione da definirsi.
    E' comodo, il mio nuovo letto.
    Sono la -piccola Conc- in casa, dove Conc sta per coinquilina.
    Ho stravolto la posizione dei letti nel soppalco, ma sono tutte soddisfatte del risultato finale, ed anche della zona svacco centrale con il tappeto e i cuscini.
    Mi sento come se tutto avesse preso la piega che ho sempre voluto che prendesse, ma, nonostante ciò, nulla è come dovrebbe essere.
    Perchè?
    Perchè sono ancora sola.
    Circondata da nuove persone che si aprono a me dopo pochi attimi, che mi raccontano le loro storie e chiedono consigli -cosa gli rispondo, e secondo te devo andare, e ma credi che sia giusto-. Non lo so, vorrei rispondere, non lo so perchè non me ne importa di te, così preso da te stesso.
    Ho un mondo dentro, se non lo sapessi.
    E io qui, a scrivere su un blog, e le mie storie non le racconto a nessuno, perchè per ora nessuno inizia con me un discorso finalizzato a togliere fuori di me un po' di parole e non a riempirmi ulteriormente di casini mentali. Come se non ne avessi. 
    C' è poi che bevo tutte le sere non poco, perchè a casa ora è sempre festa, per un motivo o per l'altro.
    What have we found? The same old fears, wish you were here. 
    Vorrei che tu fossi qui, ma non so neanche se esisiti. Di certo le stesse paure ci sono, ed è vero che nuoto in una gabbia per pesci.
    Mia madre mi scrive -buonanotte figlia con la valigia- ed è un sogno che si realizza, perchè voglio che la valigia faccia parte di me, e se l'ha capito finalmente anche lei, è un traguardo.
    Apro i racconti del terrore di Poe e nella prima pagina leggo -per imparare a scrivere, per farlo sempre meglio-. Mi ero dimenticata d'aver scritto quelle parole sulla prima pagina.
    Forse scrivevo meglio prima, quando mi sentivo realmente un punto di domanda in bilico, quando volevo tatuarmi sulla schiena il segno matematico dell'infinito, quando sognavo di partire da sola, quando ragionavo sul futuro in termini esistenziali.
    La vita reale mi ha tirato fuori da quei ragionamenti talmente profondi da essere pericolosi, mi ha distratta dalla mia piccola dimensione di dasein, ma non mi ha dato le certezze di cui avevo tanto bisogno; mi vergognerei un po' a leggere come ero, a ripercorrere i miei scleri più dannati raccontati tra le righe del blog.
    E finirò forse come Athos che ha chiuso il blog perchè voleva chiudere un 'epoca.
    Domani andrò a lezione, e poi andrò a fare la spesa perchè non posso mangiare solo fettebiscottate integrali e talvolta un po' di pasta.
    Questo mondo è un bel bastardo, ad ogni modo.
    Ed ogni mattina lo penso quando vedo quella ragazza che dorme in strada e che forse ha due anni in più di me.
    Vorrei darle l'indirizzo dell'Agenzia e dirle che se vuole può fare l'animatrice a vita, sempre meglio che barboneggiare.
    Ma credo che la sua sia una protesta, lei sta bene lì, a guardare la vita di coloro che dentro al sistema vogliono restarci, attaccati ai ritmi dettati dal lavoro e dalla famiglia.
    Penso ogni mattina che vorrei parlarle, ma poi non lo faccio. 
    L'alloggio vuoto è stupendo, ha qualcosa di bukowskiano... in effetti da tre mesi a questa parte mi ritrovo in situazioni che hanno del bukowskiano.
    Sistemazioni precarie, insetti sul pavimento, bottiglie vuote e portaceneri colmi di sigarette altrui. Sconosciuti che entrano nella mia bolla e talvolta ne escono in lacrime.
    Qui non ci sono gli insetti, per fortuna non è il Raganello camping village.
    E' entrata Ali, ora salirà e dovrò insediare salotto con lei.
    Vivere con altre cinque mi serve a dover insediare per forza salotto, sono troppo irrimediabilmente incline ad isolarmi ogni volta che posso, ho trovato la soluzione al mio problema, forse.
    Hasta nuevo.
     
      
     
     
     
     
     
     
     
     
    10 October

    breve...

     
     
     
     
    [ sul pavimento della mia camera c'è una valigia aperta: domani si cambia casa ].
     
     
     
    01 October

    Eppure non ho nulla da scrivere

    E€' tre mesi che vivo le situazioni come se le dovessi raccontare ad un foglio, che guardo il mondo passarmi davanti a centoventi chilometri orari filtrato dallo spessore di un vetro trenitalia, eppure non ho nulla da scrivere.
    Era maggio e mi chiedevo che cosa avrei fatto a luglio.
    Attendevo la risposta di un'e-mail e poi un appuntamento per un colloquio.
    Facevo la valigia per uno stage e ritornavo a casa con cinque amici in più, ma senza lavoro per l'estate.
    E poi un altro treno ed un altro colloquio, e, finalmente, un contratto a progetto per la stagione estiva.
    Era un sabato mattina della prima settimana di luglio e non mi ricordo neanche com'ero vestita, ma stavo per discutere la mia tesina preparata due giorni prima per l'esame di stato.
    Un filo d'emozione, quanto basta, e la consapevolezza d'essere alla fine.
    Due giorni dopo sarei partita per la stagione.
    Una valigia arancione a fiori e un aereo in partenza a Torino.
    Roma fiumicino, il panico.
    Un altro aereo.
    La Calabria. Una navetta, un treno alla stazione di Lamezia Terme.
    Quattro ore d'attesa e un treno per Cosenza.
    Una stazione immensa e deserta, un altro treno per Sibari.
    Sibari.
    Una bravo rossa e un capo staff che mi portano al villaggio.
    Due mesi di vita parallela che resterà così, sospesa ed incredibile.
     
    E' due mesi che vivo le situazioni come se le dovessi raccontare ad un foglio, che parlo con le persone e le scruto come se dovessi descriverle in un testo lineare, eppure non ho nulla da scrivere.
     
    Sono partita per vivere un'esperienza da raccontare, convinta d'essere in grado di scrivere ma d'essere, ahimè, troppo povera di storie.
    Sono entrata nei ricordi di una quantità di persone che neanche riesco a definire, faccio parte delle foto estive di persone che non so chi siano.
    Cammino ora per Torino senza incontrare il sorriso di nessuno.
    La cortesia che non è mai gentilezza, l'eleganza di una città così incredibilmente odiosa, ma che così tanto mi è mancata quando non c'ero.
    Urto, camminando, il braccio di una ragazza. Mi volto, le chiedo scusa, le sorrido. Non risponde.
    Kandiskij al centro della schiena di Marco sembrava un segno del destino, ma ho avuto paura.  
    Il concerto della Bandabardò con Gabri e Za ...
    Palazzo Nuovo che sembra Milano centrale.
    Milano centrale che mi ricorda, come sempre, un quadro di Boccioni.
     
    Forse sono invisibile, qui.
     
     
    Qui mi blocco, senza finire la frase perchè non ho nulla da dire. 
     
    Non è vero che mi mancano le storie. 
    La storia ce l'ho, il fatto è che questa volta è troppo bella per raccontarla.