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    27 November

    Aiuto

     
    -Soffro di emicrania, dottore.-
    -La diagnosi la farò io signorina, lei mi dica i sintomi-
    -I sintomi sono: dolore localizzato nelle tempie, nella nuca, talvolta al centro della fronte. 
    -Ogni quanto?-
    -Non saprei definirle l'arco temporale che intercorre tra i miei mal di testa-   
     
    Sorrido, mi compiaccio.
    Godo quando vedo gli adulti  cambiare modo di porsi dopo aver ascoltato due o tre mie risposte ben piazzate. Godo, davvero.
     
    -Bene signorina, senta, in quali situazioni lei sente il principio del dolore?-
    -Centri commerciali, e luoghi affollati e rumorosi, ma non sempre, non è sistematico: a volte mi viene, altre no.-
    -Solo in queste situazioni, crede quindi che sia il rumore della folla la causa scatenante?-
    -No, non è un mal di testa attribuibile solo al rumore della folla. E' la folla nel suo insieme: colori, movimenti, suoni.-
     
    pausa. I miei occhi cercano un punto indefinito in alto a sinistra.
    I miei sensi percepiscono l'esterno: odore di ospedale.
    Colore bianco asettico.
    Silenzio.
    Scossa alla tempia sinistra. 
     
    -Mi spiego meglio. Non devo necessariamente essere in mezzo alla folla per avere mal di testa, mi basta pensarla-
    Sorrido con gli occhi, mi rendo conto di essere un po' troppo criptica.
     
    -Pensare le fa venire mal di testa?-
    -Sì, se penso intensamente. Non so... quando studio filosofia. Mi fa male la fronte. Il fatto è, dottore, che mi fa male davvero. Mi vien da piangere a volte, da sbatterla violentemente contro un muro. -
     
    -Credo che lei soffra di emicrania, signorina. Bisogna fare degli accertamenti...risonanza magnetica, analisi del sangue...-
    -Potrebbe essere un problema di digestione oppure qualcosa di più grave. Lei vede bene?-
     
    Punto indefinito in altro a sinistra. Digerisco in mezzo alla folla? se penso alla folla? non trovo il nesso...
     
    -E' proprio perchè vedo bene che ho mal di testa, ne sono convinta.-
     
    Ride per un attimo.
    Perchè ride...non ha capito cosa intendo e ride. Forse non ha visto Matrix quest'uomo. E se l'ha visto, non l'ha capito. E poi...mi dica i sintomi, la diagnosi la farò io. Lei ha l'emicrania.... grazie, non lo sapevo.
     
    Segna tutte le varie analisi che devo fare, credo voglia sapere tutto dal mio sangue, mi saluta. Sorride. Mi guarda il sedere mentre esco, porco, chiudo la porta, me ne vado.
     
    Butto tutto nel primo cestino.
     
    E' colpa del punto indefinito in alto a sinistra se ho mal di testa, lo cerco da anni, senza trovarlo. Bastardo.
     
     
     
    23 November

    Primo giorno di neve.

    6.45
    Seiequarantacinque...  
    Fa freddo, è buio.
    Letto in ottone, che chiunque si sia seduto o sdraiato lì sopra ha tentato di svitarne i pomelli.
    Chi si siede sul mio letto viene colto da infantilismo acuto ed irreversibile e spera che il mio letto prenda il volo uscendo dalla finestra. Camy, sì, soprattutto lei.
    Io le prenderò anche in giro il Nottulino, puntualmente, ma lei mi svita i pomelli.
    Il Nottulino è un pupazzetto molto carino, biologico probabilmente, in quanto a casa sua tutto è biologico, ultimamente anche equo e solidale, che bello. Il Nottulino è blu, ha un cappello da folletto. E' fatto a mano da una vecchina, presumibilmente dolce e simpatica e con delle fantastiche rughe sul volto che ne raccontano gli infiniti sorrisi dispensati, mi auguro, giornalmente.
    Ad ogni modo, lei mi svita i pomelli del letto in ottone. Chiunque lo fa.
    Lo faccio anche io, lo ammetto.
    Ma nel letto di mio fratello.
    Ho fatto di peggio: li ho invertiti. Quello destro della parte bassa del letto l'ho messo al posto di quello sinistro nella parte alta, quindi i suoi pomelli sono invertiti. Quello che fa ridere è che lui li ha lasciati così. Da un anno forse.
    Ogni volta che gli fanno notare che i suoi pomelli sono invertiti risponde "E' quella cogliona di mia sorella".
    Mi diverto con poco. Anche lui. Forse il resto del mondo non può capire quanto faccia ridere che i suoi pomelli siano invertiti, ma se io mi giro e li guardo, mi piego dal ridere.
    Tant'è.
    Questa mattina il mio corpicino era arrotolato tra le lenzuola gialle e il piumone quando inesorabilmente, odiosissimamente, la sveglia ha decretato l'inizio di un nuovo giorno.
    Ma forse le seiequarantacinque è un po' prestino, per iniziare un nuovo giorno. Chiederò presto un colloquio con qualcuno che siede in alto, per rivedere un po' di cosucce.
    Tipo: orario di inizio delle lezioni. Se passa il federalismo al referendum, le regioni, se ho capito bene da quel che ho letto sul Sole24ore ( che poi...significa che sono solo ventiquattro ore... o che è un sole di ventiquattro ore... o che sono ventiquattro ore di sole....), avranno potere di legiferare in merito a scuola, sanità e polizia amministrativa. Ed allora credo sia il caso di prendere quel che di buono c'è, in caso passi, e far iniziare le lezioni alle nove.
    Tutte queste cose non posso averle pensate appena sveglia, ma sono considerazioni mentali che faccio spesso.
    Non so, per esempio un giorno ho pensato che fosse opportuno rivedere la Costituzione. Non è vero che l'Italia è un Repubblica democratica fondata sul lavoro.
    Molto poetico, ma poco veritiero.
    Ha ragione Eco quando scrive che l'Italia è una Repubblica fondata sui puntini di sospensione.
    Se lo trovo lo riporto. Perchè a me fa un sacco ridere. Lo trovo in qualche modo geniale.
     
    [ Incredibile. Vivo con me stessa da diciotto anni, ed ancora mi illudo di poter trovare un passo di Eco, citato su una rivista sui diritti umani, che conservo da anni perchè è colma di citazioni interessantissime, ma che non ho la più pallida idea di dove possa essere. Eppure ho abbandonato la stanza di mio fratello, in cui è situata la postazione piccì, e mi sono diretta con convinzione verso camera mia. Ho guardato nella libreria. Sulla scrivania. Ah, no certo, è dentro la scatola sotto il letto. Apro la scatola sotto il letto e trovo mondi inesplorati tipo libri di geometria e matematica delle medie 1,2,3 intonsi... nuovi. Mai aperti. Così come il libro di versioni greche del ginnasio. Mi faccio un breve esame di coscienza, mi sento una stupida, non tanto per non aver mai aperto quei libri, ma più per averli comprati. Ho speso, anzi fatto spendere, soldi inutili. L'esame dura poco, in quanto mi autoassolvo, appellandomi al fatto che è da un po' di anni che compro solo i libri che so di usare. Non ho un libro di matematica da ormai quattro anni, ed un libro di versioni da tre. Non ho mai posseduto un libro di fisica, ed ho posseduto per breve tempo un libro di chimica, che però ho prontamente rivenduto. Mi illudo che la mia vita possa procedere serenamente anche senza numeri. Il fatto è che non è così, ho un limite grandissimo. Per fortuna ho pochi soldi, quindi pochi da farmene rubare. Il problema si presenterà quando ne avrò molti. Quando dovrò saper gestire i miei capitali. Si noti l'uso del plurale sul sostantivo capitali. La citazione di Eco è nascosta in qualche recondito meandro dalla mia camera. ]
     
    In effetti prima di far rivedere la Costituzione, o il sistema che regola lo stato civile in cui noi tutti siamo stati coercitivamente catapultati da chissà quale forza, dovrei prima rivedere il microsistema in cui io, ed io soltato, vivo. Sono la propensione al disordine fatta donna.
    Tascabile.
    Versatile.
    La parcheggi dove vuoi.
    Piccola, compatta e dual band, come il Siemens C25 di un po' d'anni fa. 
    ( n.b. ho utilizzato già due volte il termine coercitivo, oggi. A dirla tutta, l'ho utilizzato al telefono con un ragazzo in una frase ironica. Già solo per questo lui meriterebbe d'essere il signor M.
    Per chi non lo sapesse il signor M. è il mio futuro marito, il quale porterà il mio cognome ed io porterò il suo.
    Poniamo il caso che io sposi un banale quanto comunissimo, nonchè privo di identità effettiva, Signor Rosso [ comunista, per altro ], lui diverrà il Signor Rosso M. ed io la signora M. Rosso. Proprietà commutativa, se le  mie conoscenze matematiche elementari non mi ingannano. Il che è
    p r o b a b  i l i s s i mo. )
     
    Tutto questo per dire che questa mattina nevicava. E che ho deciso che il primo giorno di neve va vissuto con tutta la poesia che gli spetta, quindi senza andare a scuola.
    Per viverlo proprio con tutta la poesia del caso avrei dovuto, almeno, avere un fido compagno che dividesse con me le gialle lenzuola di cui sopra. No, non un cane.
    Per fido compagno pensavo a qualcuno di più loquace, senza nulla togliere ai  cani, i quali  non saranno loquaci ma almeno sono incondizionatamente fedeli. 
    Invece sono stata sola a guardare i fiocchetti bianchi che scendevano lenti e pacifici fuori dalla finesta. In fondo, è stato bello anche così.
     
    Io amo il mio letto in ottone, non vorrei lasciarlo mai. E' per questo che oggi, alle seiequarantacinque, ho deciso che oggi sarebbe stato un giorno speciale.
     
    18 November

    Danzavamo nella notte. [cronaca d'un ricordo poetico]

    L'acqua era tiepida e nera, come il cielo.
    Solo la luce del faro, talvolta, illuminava l'abbraccio sognante dei nostri corpi nudi.
    Ci guardavamo negli occhi, sorridendo.
    Poi la luce spariva, il faro girava su se stesso,
    e noi venivamo nuovamente avvolti dalla notte.
     E dall'acqua tiepida del mare.
     
    Poco prima avevamo lottato sulla sabbia, poco prima tu dicesti che mi sarei pentita d'averti fatto quel dispetto. E rincorrendomi mi tiravi la sabbia.
    Poi hai preso lo slancio, ti sei lanciato su di me, mi hai afferrato le caviglie, mi hai fatta cadere.
    Io...mica pensai di chiudere la bocca.
    No.
    Io caddi con la bocca aperta. La sabbia mi finì probabilmente anche nell'esofago.
    Mi tenevi ferma con due mani, mentre cercavo invano di liberarmi e colpirti.
    Ti mordevo, non potendo usare le mani.
    E poi mi hai presa, e mi hai portata a forza vicino all'acqua.
    Ero appesa sulla tua spalla sinistra mentre dicevi
    -Togliti i vestiti o ti lancio vestita- .
    Mi hai fatto scendere dalla tua spalla.
    -Ma fa freddo-
    -Sei piena di sabbia-
    -E' colpa tua se sono piena di sabbia, ti odio-
    -Mi odi, no...-
    -Non ridere. Non fa ridere. Solo perchè sei grande e grosso...-
     
     Mi tuffai, pensando a quanto fosse stupido.
    Feci due bracciate a dorso.
    In acqua si stava bene, ma appena il braccio si sollevava e la pelle bagnata tagliava l'aria, rabbrividivo.
    Mi ritrovai sollevata dalle sue braccia a ruotare sopra il mare, dentro alla notte.
    Neanche il tempo di rendermene conto che mi gettò in acqua.
    Non mi ero accorta che mi aveva raggiunta.
     
    Un attimo dopo ero persa tra le sue braccia grandi e forti.
     
    Confusa, e felice.
    Sì, come in quella canzone.
     
     
    16 November

    Per fortuna l'ho interrotto io.

    Mi sono guardata attorno. Quel tappeto rosso e giallo di foglie che ho immaginato tempo fa è qui ora. Oggi in classe mancavano numerose persone e al professore di filosofia gli occhi hanno per

    un attimo brillato quando ho posto l'accento su una sua affermazione: questa è religione, non è cultura.

    No prof, sono in tanti a far coincidere religione e cultura. Altrimenti come si spiegherebbe la polemica venuta fuori dopo la richiesta di Adel Smith? La classe non è un luogo di culto, eppure molti hanno sostenuto che fosse un attacco alla cultura italiana.  

    E fu così che il suo sguardo si illuminò, il suo cervello che tanto si sentiva annoiato in quel momento, lui che tanto sapeva di filosofia, costretto a dover spiegare una noiosissima quanto vacua ed ovvia pedagogia, si è magicamente riattivato.

    Hai iniziato un interessante monologo sui finanziamenti alle scuole private, sul Sociale di Torino, celeberrima scuola dei gesuiti, sullo Stato laico, sul bambino che quando chiama bestia un sudafricano non dice niente di male, anzi dice tanto: dice che se non si conosce il diverso, ciò che è altro da noi, lo si teme. E' necessario conoscere il diverso affinchè questo non ci faccia paura. E poi....va bene il multiculturalismo, ma attenzione dal multiculturalismo al nichilismo il passo è breve. Dal Protagora del "l'uomo è misura di tutte le cose" al Gorgia del " niente è vero" il passo è brevissimo. Si può imparare dai valori di altre culture solo quando queste possono avere un valore universale. Altrimenti... si cade nel baratro triste e fagocitante del relativismo e del nichilismo. [ ...parte qui una mia mentale e lunghissima standing ovation per il prof. Mentalmente mi alzo, batto le mani con convinzione come si fa all'opera quando escono fuori gli artisti, vado alla cattedra, gli stringo la mano, gli offro un caffè. Non tanto per quel che dice, ma per come lo dice.]

    Saprei ripeterti quel tuo monologo parola per parola.

    Scusi prof, se non posso rendere giustizia al suo nobile discorso in questa sede. Sappia, comunque, che io l'ho apprezzato. Non so quante stessero seguendo quel suo monologo, che, se lo lasci dire, aveva un debolissimo nesso con quel che io avevo detto prima che lei si riattivasse, ma è stato interessante.

    Più interessante della pedagogia. E non importa se alla fine me la dovrò studiare da sola. Lo so che non ti piace spiegarla. Lo so. Lo so che speravi che qualcuna dicesse qualcosa per parlare d'altro. Lo confesso, sì, l'ho fatto apposta. Mi stavo annoiando anche io nel vederti lì, a ripetere passivamente le parole del Renzo, l'autore del libro di testo. Anche lui, come Fornero, è un po' un piciu secondo te.

    Ah, sì. Ti sto dando del tu, mentalmente lo faccio sempre. E so che a te neanche darebbe fastidio. Sai bene che il rispetto nei confronti di una persona non si misura dall'uso del Lei, che non è nient'altro che una convenzione. Tu odi le convenzioni. Odi la burocrazia. Odi il pagellino perchè è una cazzata. Odi i consigli di classe perchè sono una perdita di tempo. Tu, caro, prof, sei uscito con 44 su 60 alla maturità. E adesso sei il mio idolo.

    Io voglio diventare come te, lo confesso.  

    No Fornero, non ti arrabbiare, io non ti conosco e non credo che tu sia una cattiva persona.

    Per il mio amato Prof, però, tu sei un assassino del pensiero filosofico. E non è che scrivi cose sbagliate, perchè "sbagliato" è attribuire la tesi di uno ad un altro, quel che dici tu... è privo d'un nesso logico.

    E per quel che ti riguarda, invece, caro Renzo, tu dai un colpo al cerchio ed uno alla botte, e tutto quel che dici è discutibile. Perchè il mio professore è un grande, e mettigli di fronte, chessò, Pasolini, e troverà nelle sue parole qualcosa di opinabile.

    Però...ammettilo Roby, oggi i tuoi occhi hanno brillato.         

    10 November

    Monologo pre studio

    H. 18.12
    Che dice questa? Ah c'è sciopero dei giornalisti, lo so già grazie.
    Mi auguro che scioperino contro Al Bano e quell'altra, non mi viene il nome. Quella che sostituisce la Power.
    Ma dai, che bello se ci fosse una presidente donna in Africa, al posto di quello lì che giocava nel Milan, e aveva un culetto delizioso che faceva gentilmente vedere in una pubblicità, coprendo altrettanto gentilmente il suo arnese con un palla da calcio.
    Ah, oggi mi chiedevo perchè nei libri di Bukowski ci siano alcune cose tradotte sempre allo stesso modo. Tipo "mal in arnese". Chissà come lo diceva lui, in americano.
    E chissà perchè è stato tradotto proprio così. Mai sentito prima.
    Ora però che il telegiornale radio breve e conciso oggi più che mai perchè i giornalisti sono in sciopero è finito posso spegnerla. Le virgole non le metti in questa frase?   
    Il libro è là dentro la mia tracolla. La tracolla è là sbattuta per terra dalle 13.00. Si è spostata leggermente perchè mia madre è inciampata. Inciampata, che parola strana.
    Si stava per giocare almeno una caviglia, mi sarebbe toccato ridere se fosse caduta.
    Il libro è là dentro.
    Devo alzarmi e prenderlo. Poi aprirlo. Camy dice che il problema è solo riuscire ad aprire il libro, una volta aperto è fatta.
    E' fatta cosa? Per quanto mi riguarda una volta aperto si può richiudere. Provare per credere. Ah devo ancora spegnere la radio, mi irrita questa stupida che dice cazzate. Ho bisogno di ascoltare una bella canzone. Ecco, perfetto, ma questa è la nuova di Pezzali? Oh ma vai in pensione? Ti sei sposato, no? No... ti guardi allo specchio e ti chiedi se sei ancora tu? Ma dai... E caro, ora hai i denti nuovi, e la pancia. Il cappellino è lo stesso che mettevi in terza media probabilmente, però sotto non ci sono più i capelli. Adesso mi faranno ascoltare questa canzone a vita fin dopo natale. Mi smeriglieranno amorevolmente l'utero con questa canzone. E dire che da piccola mi piacevano gli ottoottotre.
    Non che io sia grande adesso.
    Sì, Ivan mi ha detto che sono diventata grande, grande per davvero, l'altro giorno. Non mi sentiva da un anno forse.
    Mi ha detto "Sei calma". Ha riso.
    "Te calma, non mi sembra vero. Dai Silvia è a casa e tu sei la cugina, vero?".
    Sì sono più calma adesso.
    O mamma, sembrano i discorsi che fa Pezzali di fronte allo specchio. Lui ha quaranta e passa anni probabilmente, per lui è tempo di bilanci. Come per Eros Ramazzotti. Cornuto. AHAHAHAH.
    Certo la svizzera bionda ( è svizzera quella? ) non potevi pensare che ti sarebbe rimasta fedele a vita, povero Eros... Ti sposerò perchè...mi sai comprendere... ahaha.
    Povero.
    Ivan mi ha detto che sono diventata grande. Mi ha fatto effetto sentirlo dire da lui.
    Devo ancora spegnere la radio, per fortuna la canzone nuova di Pezzali è finita. Adesso mi ascolto un bel ciddì, magari uno che non ascolto da un po' .
    No, devo studiare, optiamo per il solito fedelissimo De Gregori che aiuta a concentrarmi.
    Non è vero, perchè poi inizio a cantare come una cogliona tutta presa...
    Il libro è sempre lì però adesso c'è il Grandissimo che mi canta la valigia dell'attore.
    Chissà alla radio che canzone stanno passando, magari adesso c'è Meneguzzi. Ahaha.
    Rido.
    Rido di gusto, tra l'altro.
    Tra l'altro, a ben pensarci, fa più ridere il fatto che i miei genitori non apprezzassero De Gregori quando avevano più o meno la mia età. Ascoltavano tutt'altro.
    E la mia stima nei suoi confronti inizia da La donna Cannone. Un giorno pensai "Uno che canta una canzone così non può aver fatto solo questa così bella".
    Non mi sbagliavo.
    Il librò è lì.
    Magari mi alzo adesso.
    Mh, magari mi alzo per andare in cucina a valutare la situazione fornelli, non ho nessuna voglia di mangiare qualcosa di preparato da terzi.
    Tra un po' andrò. Il fatto è che domani c'è il compito, capisci? Entrerà in classe con la giacca posata sulle spalle e il codice civile, quello penale e con quello ancora da scrivere che sta scrivendo lui, più almeno tre giornali tra le mani.
    E ci consegnerà il compito.
    Che cazzo se ne fa del codice civile e di quello penale tutti i giorni?
    E poi mi dice che lo Stato spende una sacco di soldi per me, e che ho il dovere di stare attenta, altrimenti mi arrestano. Eh non sto scherzando, aggiunge.
    Io dico "E l'immunità parlamentare"... per dare un imput, magari si discute di attualità, mi illudo, e lui mi zittisce perchè deve spiegare.
    E quindi stanotte studio, perchè adesso la tracolla è là, buttata per terra, ed è troppo lontana.
    Ah poi, chissà cosa succede da una certa età in poi.
    Voglio dire, perchè ad un certo punto della vita passa la voglia di infilare le braccia dentro alle maniche dalla giacca.  Perchè?
    Lui è un paladino della giustizia ed allora ok, la giacca posata sulle spalle fa molto mantello metropolitano.
    Ma tutti gli altri? Perchè?
    Oh, io prometto che mi infilerò la giacca per bene pure da vecchina.
    A parte il fatto che io non diventerò vecchina, perchè deciderò arbitrariamente, ad un certo punto, di salutare tutti e fare un giro di là. Sono una che ha bisogno di continui stimoli, mi annoierò prima del tempo di questo mondo.
    Ma in modo pacifico eh.
    No Camy tranquilla non sono depressa.
    A me la vita piace, ben inteso. E' solo che mi innervosisce pensare di morire per vecchiaia o per malattia. Voglio morire perchè l'ho deciso io, ma solo quando sarò sicura d'aver fatto tutto.
    Ne manca ancora di tempo....  
    Devo fare il compito di diritto, quindi fino a domani non posso suicidarmi. AHAHA 
    Per assentarmi al compito dovrei avere gravi e comprovati motivi. E la prova d'appello è finalizzata solo al raggiungimento del sei. Tutti gli altri prof lo chiamano compito di recupero. Per lui è la prova d'appello. Bisogna chiedere il permesso per recuperare il compito alla Corte marziale credo, ma solo in caso di guerriglia urbana. Altrimenti basta una richiesta su carta bollata in cui vengono provati i gravi motivi che hanno impedito di fare il compito con il resto della classe.
    Poi sabato c'è il festone al castello.
    Sono progetti a lungo termine i miei.
    Stanotte studio,eh, prometto.
    Continuerei per ore a svarionare, ma poi loro leggono e si annoiano.
     
     
     
     
        
     

    Ragazza, morirai.

    Ho le dita delle mani congelate, sembrano un po' i polaretti dolphin, ammesso che si scriva così, e nella camera di mio fratello, quella in cui ho il piccì, è strano che non passeggino i pinguini. Novembre, certo, ovvio che inizi a far freddo.
    Stamattina cinque ore di lezione, anzi quattro perchè sono uscita un'ora prima.
    No, tre perchè non faccio l'ora di religione.
    In sostanza questa mattina ho abbandonato il mio simpaticissimo letto alle 7.00 per andare a scuola a perdere tempo.
    Hegel è un po' ripetitivo, o forse è il professore che non vuole dilungarsi più di tanto e gira intorno sempre agli stessi concetti. Buona decisamente la seconda: perdonami, Hegel, se ho osato pensare a te come ad uno ripetitivo, sono una stolta, lo so, non dovevo permettermi.
    Posto comunque che l'ora di filosofia non mi ha dato e non mi ha tolto, e durante l'ora di storia due mie graziose compagne relazionavano qualcosa sulla sinistra storica ( mentre io leggevo tranquillamente due parole sulla vita del Buk ), è possibile affermare con una certa sicurezza che stamattina il mio letto non ha meritato l'abbandono.
    Sul mio comodino si stanno accumulando una serie indefinita di libri iniziati e non ancora finiti, il tempo per leggere è quel che è, è tanto in effetti, ma purtroppo leggere mi fa venire mal di testa e quindi che si accumulino pure tanto non ho fretta di finirli.
    Sì in realtà ce l'avrei perchè ne vorrei leggere altri, però la mia testa mi impone dei limiti, ed io li rispetto.
    Il mal di testa è un gran bastardo, a dirla tutta.
    Ed è spesso accompagnato da istinti omicidi.
    Avrei volentieri tagliato la gola ad una ragazzina che urlava in pullman l'altro pomeriggio.
    L'avrei punita con la dura legge del contrappasso, non le avrei voluto tagliare la gola perchè sono io che sono un'assassina seriale, maniaca, con problemi mentali. No. E' lei che urla ed è terribilmente affetta da megalomania e manie di protagonismo.
    E se, cara ragazzina con le nike ben dotate di molle, frav rosso che fa tanto io ho il giubottino uguale a tutti gli altri e sono figa, con il perizomino di fuori che si perde in mezzo ad un sedere troppo grosso e con un invidiabile futuro da camionista scritto nel patrimonio genetico, urlerai ancora nei giorni in cui ho mal di testa...
    Beh, cara ragazzina, smetterai di vivere.
    Ti taglierò la gola. 
    E' la legge del contrappasso.   
     
    08 November

    Un amore di carta

    Ha la testa china sul libro e legge.
    Lei entra nella sala, si ferma, si guarda attorno, raggiunge quello stesso tavolo.
    Prende posto esattamente di fronte a lui. Il silenzio della biblioteca è imbarazzante, lei sposta delicatamente la sedia, e apre ancor più delicatamente la cartellina.
    Lui è lì.
    Ancora immerso in quel mondo di parole. Di lui, lei, ne intuisce vagamente la bellezza.
    Capelli lunghi e chiari, d'un biondo troppo incredibilmente biondo.
    Ha tra le mani una penna blu con la quale appunta chissà quali pensieri, chissà quali congetture.
    Calligrafia nervosa, veloce, sottile.
    Lei si scopre imbarazzata nell'osservare incantata la penna muoversi sul foglio, guidata dalla sua  mano grande e pallida.
    I capelli lunghi sulla fronte lasciano intravedere null' altro che un timido naso macchiato da tenui e sparse, minuscole, lentiggini.
    Cade un foglio.
    Lui si abbassa, lo raccoglie. Il suo sguardo stanco incrocia lei, pensierosa e assente.
    Non si ferma a studiarla.
    Non si domanda quali mondi abbia vissuto.
    Forse non ha tempo da perdere, forse di sicuro, ha ben altro da studiare.    
     
    Ma chi sei?
    perchè ti trovo qui, oggi, davanti a me?
    Perchè posso godere della tua trascurata bellezza, ma non ho il coraggio, la sicurezza, di chiederti, non so, anche soltanto l'ora?
    Beh sì, dovrebbero togliere l 'orologio dalla sala studio. A parte che fa un rumore che mi angoscia, mi ricorda ogni secondo l'inesorabile trascorrere dei secondi, che a pensarci bene non è un pensiero poi così leggero da elaborare alla mattina.
    E poi, azzera quasi del tutto le possibilità di comunicare.
    Nei film ci si chiede spesso che ore sono. E ci si risponde spesso sorridenti.
    Anche nei libri.
    L'ho incontrato, a volte, un signore di carta che chiede l'ora ad una signora, o un ragazzo ad una ragazza. Mai un ragazzo ad un ragazzo, non sia mai.
    Leggo libri del cazzo, in effetti.
    Rettifico. La maggior parte delle volte leggo libri del cazzo.
     
    Va beh però alza la testa adesso.
    Dai guardami.
    Ma chissà che voce hai.
    Chissà se quelle parole che studi le sai anche comunicare.
    Chissà se sei come me, chiuso nel tuo piccolo mondo.
    E perchè hai un cuore appeso ad un braccialetto? Beh sì, certo. Sei bello e biondo. Qualcuna già ti ama.
    Ti amo anche io, sarebbe bello dirtelo.
    Toccarti il braccio e dirti:"Ti amo eh, amo i tuoi capelli che mi ricordano la bambola che avevo da piccola, amo il tuo naso, amo soprattutto la tua mano pallida e grande".
     
    Lui riderebbe.
    Imbarazzato forse, come non mai.
    Ma poi finerebbe lì, perchè io non ho una bellezza di quelle che ti lasciano senza parole, di quelle che possono piacere in silenzio.
     
    Dai gli è caduto il foglio. Ora  si china e lo prende.
     
    P o r c a p o r c a p o r c a p u t t a n a m i s o n o g h i a c c i a t a h a u n o s g u a r d o c h e n o n m e r i t a a l t r a d e f i n i z i o n e s e n o n
    FANTASTICO.
     
    Uh, brivido. 
    Ok ha di nuovo la testa sui libri. 
    Forse è il caso che anche io mi metta a studiare.    
    07 November

    Virgola.

    E' che proprio i loro volti non mi piacciono.
    E' solo questo il vero, unico, magari anche grande, forse troppo, problema.
    Quanto mi piace, mettere le virgole. Mi sono sempre sentita una grande nel momento in cui inserivo una virgola, già da piccola, intendo.
    Correttrice di bozze, sì, potrebbe piacermi. Leggo testi altrui e appongo la giusta punteggiatura laddove non è posta correttamente. E mi pagano, ovvio. Mi devono pagare anche tanto altrimenti non lo faccio. 
    I loro volti sono terribilmente stupidi.
    No, no, dai, questo lo diceva sempre lui, in modo ossessivo e per altro in modo anche molto ostentato, e finto.
    Effettivamente io sapevo che fingeva, ma mi piaceva comunque. Mi piaceva il suo essere così dannatamente suberbo, il suo sentirsi un genio, il suo aprirsi, lasciare intravedere un mondo, sebbene fosse un mondo di bugie, e richiudersi.
    Ora capisco il perchè di quella luce folle nei suoi occhi, lo capisco a posteriori. Stai lontana dagli artisti, qualche amica in effetti me l'aveva consigliato, ma a me gli artisti, come i letterati, fanno impazzire, non posso farci niente.
    Lo vedo nei loro volti che hanno qualcosa in più, lo vedo nel loro sguardo distratto, e sfuggente.
    Lo sento dalle loro parole originali.
    Hanno una luce in più che in un secondo raggiunge i miei nervi più assopiti, mi sveglia, il loro sguardo.
    Guardati attorno, Silvia, ti passeggiano quotidianamente vicino volti senza ragione d'esistere.
    E lui è uno stronzo artista.  
     
     
     
    06 November

    Ode al pandino

    Domenica mattina.
    Sabato sera trascorso molto pacificamente a casa in quanto il sonno ha avuto la meglio sulla mia già inconsistente voglia, qui e ora, di tessere, o intessere, giusto Noe, relazioni interpersonali.
    Apro gli occhi, aspetto di stabilire un contatto con il mondo, riordino le idee.
    Cerco per terra uno dei libri che sto leggendo ( forse dovrei iniziare a leggere un libro per volta...), lo apro e ricomincio laddove mi ero fermata qualche ora prima.
    Il mio sabato sera effettivamente doveva svolgersi in modo del tutto diverso e soprattutto più movimentato.
    In programma c'era un open bar e litri d'alcool che avrei dovuto diligentemente trangugiare, per altro questa parola non mi  è mai piaciuta, ma poi ha prevalso lo scazzo.
    Avrei dovuto essere carina, simpatica, loquace, sorridente e sull'allegro andante, fino ad essere irrimediabilmente storta, ma non ne avevo voglia. Pace.
    Ebbene sì: mi prende lo scazzo al sabato sera.
    Lo confesso, dai diciamocelo senza troppi giri di parole, mi scazzava l'idea di dover spendere 15 euro per riempire i miei 47/48 kili di massa corporea d'alcool e tornare a casa.  
    I soldi sono fatti per essere spesi, certo, ma la logica dell'economia da far girare in modo tale che tutti mi ringrazino come accadeva in una vecchia, neanche troppo, pubblicità, non incide più di tanto sulle tasche di una liceale spiantata. La liceale spiantata, fuor di retorica, sono io.  
    I'm sorry...
    Avrei preferito andare al cinema con una mia amica, nonchè nobile compagna di classe e di pensieri, ma purtroppo le immaginarie ma pesanti catene che ci legano ai parents hanno fatto sì che lei non potesse prendere la macchina ieri sera.
    E quindi tant'è.
    Mi perdoneranno tutti coloro i quali ieri sera hanno ricevuto l'ennesimo inspiegabile pacco. Inspiegabile se si pensa che il mittente del pacco era la sottoscritta, Silvia, la stessa Silvia che è sempre stata in prima linea per portare avanti la causa del divertimento, della festa, dell' andiamoafarecasinodaqualchepartepurchesia.
    I primi di dicembre dovrei avere l'esame di pratica, ed allora, forse, qualcosa cambierà.
    Finalmente potrò decidere io dove andare, e non dovrò più seguire gli altri nelle loro serate prive di senso, oppure potrò seguirli, ma andarmene quando vorrò...
    Ah caro adorato pandino, forse sarai tu a migliorare almeno un po' la mia esistenza.
    Questo post si intitolerà Ode al pandino.
     
    04 November

    E' un balletto di benvenuti ed addii

     

     

    Attendo un amico, che arriverà presto. E' un amico fatto di parole e pensieri, fatto di emozioni profonde vissute e raccontate con l'entusiasmo di un bambino.

    Solo parole e musica, melodia, poesia e voce.

    E ieri ho conosciuto un altro amico, anche lui era un ragazzo fatto solo di parole, silenzi, ironiche battute.

    Ieri mi ha portata in una cantina d'arte. Un pomeriggio tra pensieri che aleggiavano, esperienze diverse, consigli dati con la saggezza di chi, in qualche modo, ha già camminato dentro alla confusione

    Ha già trascorso ore a pensare, ad immaginare il futuro, a porsi domande senza risposte.  

    E i suoi racconti su quella panchina, scaldati da quell'anomalo sole d'una luminosa giornata d'un novembre quasi primaverile, avevano la morale che solo i racconti di chi, quell'ombra che rende tutto così indefinito, l'ha superata. Si è buttato dentro, ne è uscito, prendendo quello che voleva prendere, lasciando quello che voleva lasciare, piangendo per qualcosa di perso, tatuandosi addosso obiettivi di una vita.

    Soffrendo intimamente, sentendosi perso a volte.

    E non è ancora arrivato, ma certo il salto l'ha fatto. E l'ha fatto con la forza del pensiero. Dell'anima.

     

    E' tutto normale Silvia, ma questo lo sapevi già.

     

    E' tutto un balletto di benvenuti ed addii.

     

    E l'anima è pensiero, ma questo l'hai decretato oggi. L'hai deliberato mentalmente mentre una tua compagna relazionava una noiosissima pagina di storia risorgimentale imparata a memoria.

     

    Ed è necessario raggiungere l'estremo per capire la normalità.

     

    Forse Dario in questo ha ragione.