S I L V I A's profilec o m e u n p u n t o d ...PhotosBlogLists Tools Help

Blog


    29 November

    Camelia rosa e margherita

    Succede che... 
     
     fuori la neve dell'est scende proprio fitta,  tutto è arrotondato e silenzioso...
    ...è notte fonda e alla fine lui ti dice in stampatello che ti ama...
     
    ...di mezzo c'è tutto il nord Italia, l'Austria, la Repubblica ceca, la Polonia e la Lituania però tu sei dentro a quella stanza e sei riuscita a fargli capire che può dirtelo senza avere paura....
     
    E ti addormenti, sperando solo che lui stia bene, che si senta come ti senti tu...
    leggera...
     
    La sensazione d'avere finalmente di fronte il riflesso maschile delle tue paure e la stessa ponderatezza delle parole.
    E in un attimo immagini come potrebbe essere.
    E pensi che vuoi fargli un regalo e che per lui sarà bellissimo perchè farà tanta strada prima di arrivare alla sua porta... e... sei...
     
    ...sull'orlo del per sempre...  lì, esattamente lì....  in bilico con le braccia aperte... in punta di piedi sull'orlo del per sempre... e senti la sua voce che ti dice vorrei stare con te molto, molto, molto, molto, molto tempo... guardi giù e vuoi crederci...consapevole di quanto farà male cadere da questa altezza...
    Però... dopo tanti volti in cui hai cercato un significato e tanti discorsi che hai ascoltato... freddi, disincantati e disillusi, cinici, schifosi e bassissimi, finalmente sei lì davanti ad un TI AMO che ti piace come non ti è mai piaciuto nessun altro ti amo... e non soltanto ci credi, ma ne sei anche fiera.
     
    Camelia rosa e margherita.
     
    26 November

    Differenze

    Differenze parte prima

     

    Quando vivevo in via Po credevo che Spigolo fosse la massima espressione della stupidità femminile e il suo Mapaolo [ MA PAOLO! Cosa fai????? MA PAOLO! No Paolo, ma Paolo… non puoi mandare tutto a puttane così… etc ] fosse l’incarnazione della mediocrità maschile.

    No.

    La vera Idiota, l’iperuranica origine dell’Idiozia,  è un esemplare femminile di vent’anni,  curiosa rappresentante in trasferta lettone del celeberrimo posto più bello del mondo: l’Armenia caput mundi

     

    Segni particolari:

     

    capelli lunghi, mossi, castani indefinibilmente chiari o scuri, stopposi, bruciati, sfibrati;

    occhi castani mediamente scuri, ma non abbastanza da avere un senso, ciglia perennemente appesantite e rese orrende da chili di mascara nero che gliele irrigidisce e divide in simpatici mazzetti da prendere e strappare;

    sedere dalla forma inconsueta, un’interessante variante di un ovale appiattito in orizzontale;

    brufoli adolescenziali sul volto;

    risata inascoltabile e schiamazzante.

     

    Per fortuna è abbastanza brutta e priva d’una qualsiasi qualità da non avere un ragazzo, altrimenti non solo dovrei sorbirmi lei, ma anche il suo lui, inevitabile riflesso maschile dell’idiozia.

     

    Temo, a questo punto, che nella vita di ogni fuori sede e di ogni qualsiasi persona che viva in singola doppia tripla o quel che sia, ci debba essere uno o una Spigolo.

    Spigolo e caparra all over the world. Sempre.

    Anche doccia intasata e nervosismo per i piatti sporchi.

     

    Era tanto colorata, carina e profumata la mia casa gnomica…

     

    Differenze parte seconda

     

    Il vero problema di una ragazza italiana all’estero ( per ragazza leggi: IO e per estero leggi LETTONIA ) è il cibo.

    Le etichette dei cibi di questo ancora non ben definibile posto sono tutte in lettone, lituano, estone.

    Nel loro piccolo mondo baltico, le etichette non sono quasi mai in inglese.

    Odioso.

    Oggi ho comprato dei tortellini che avevano un aspetto realmente invitante e a fregarmi, lo ammetto, è stata la riproduzione di una foglia di basilico. Mi stava scendendo una lacrimuccia. Il basilico…

    Li metto nel carrello, proseguo, sto un quarto d’ora davanti allo scaffale con l’olio d’oliva per cercarne uno, fino a quando la scritta MONUMENTAL mi illumina: lo so, lo conosco, è spagnolo. Buono. Lo compro e spendo consapevolmente un sacco di lats per una botticina d’olio. Arriva da lontano. E’ esotico. Qui sei esotico anche se dici che sei di Barriera di Milano.

    C’era anche l’olio Carapelli, ma non posso spendere per l’olio quanto spenderei per una bottiglia di Barbaresco… perché c’è anche il Barbaresco, if you want, ma costa, giustamente, un sacco di soldi.

    Cassa, bancomat, paldies, luzu, esco.

    Quando torno a casa, mi adopero canticchiando a preparare la cena.

    Tagliuzzo la cipollina, la carotina, faccio il mio bravo soffritto, aggiungo un po’ di macinato, rosolo, aggiungo anche la salsa di pomodoro, spezio a dovere e mentre cuoce metto su l’acqua.

    L’acqua da brava bolle, butto i tortellini. Sto lì, li giro, li coccolo.

    Uno strano odore di cipolla si diffonde in cucina e copre il delizioso profumino del ragù. Smetto di canticchiare.

    Mmmm…

    Ne assaggio uno e lo sputo per terra. Ripeto: per terra. Non sono un animale, non fino a questo punto, ma faceva intollerabilmente schifo. Un tumore per le papille gustative.

    Pulisco, li scolo… esito sul da farsi.  

     

    Sì Silvia è vero ci sono bimbi che non hanno da mangiare… però tu qui.. sei a fare la volontaria, mica speculazione edilizia o egoistico gretto turismo capitalista… quindi non sentirti troppo in colpa… puoi buttarli… un bimbo in Burundi ti direbbe no grazie preferisco non mangiare tanto ci sono abituato

     

    Li cestino a malincuore, giuro, ma li cestino.

    Mangio insalata con pomodori e peperoni crudi. Un filo d’olio e il sale. Uno yogurt per deprimermi, ma a salvarmi c’è il caffé. La mia compagna di viaggio, la caffettiera più piccola del mondo che per fare tutto il caffé che fanno quella arancione di Munta o quella verde di Cami dovrebbe fare i salti mortali, poverina.

    Il ragù per domani, ormai mi è passata la fame.

     

    Differenze parte terza

     

    Esco dal supermercato e un display mi comunica che ci sono meno 4 gradi.

    Brivido.

     

    B R I V I D I.

    Davanti a me sculetta una ragazza bionda, portatrice sana di femore, in minigonna, o meglio una nongonna (la gonnellina per la mia caffettiera), con calze trasparenti di nylon e stivali bianchi lucidi con pacchianissimi strass e tacco a spillo. L’ideale per camminare sulla neve.

    Nel caso in cui non fosse di per sé palese…  le calze trasparenti di nylon non tengono caldo.

    Giacca aperta e maglioncino s c o l l a t o.

     

    ok, sei alta e bionda, ma fai pure meno la figa che tanto qui ci sono trenta ragazze per ogni uomo e tutte si vestono come delle battone… quindi forse baccagli di più se ti metti una tuta dell’adidas che fa molto underground. E poi rifatti la tinta che si vede che saresti castana.

    No, non è invidia. Lo giuro, non vorrei essere alta e bionda. Giuro. E soprattutto, non mi vestirei mai da Barbiesquillo.

    …Eppure in giro non ho visto nessun figo devastante per cui valga la pena rendersi così fucking girl, chissà perché lo fa.

    In mano ha le buste della spesa. Magari le piace un cassiere.

    Il mondo è pieno di patata, forse è per questo che la maggior parte di loro  si mette sempre incredibilmente in tiro... tipo aperitivo al Lobelix, è una continua sfilata di ninfette sculettanti anche qui, anche con meno quattro gradi. Uffa.

     

    Ad ogni modo, penso tutte queste cose, poi rido.

    Penso che se lei andasse in Sardegna ad agosto, farebbe la figa in bikini ma poi le verrebbe un’ustione non da poco, con tanto di bolle ed eritema.

    Io ad agosto sfoggio adorabili gonne in lino bianco e vestitini svolazzanti pluricolorati con infradito comodissime su piedini abbronzati e soprattutto… non ho mai avuto bisogno di mettermi degli stivali da battona per baccagliare.

    G i u s t i z i a   d i v i n a.

     

    23 November

    winter sea, icy morning in Jurmala

    Esco di casa che è ancora buio.

    Sono ancora un po’ malaticcia, ma credo che lo resterò fino a primavera.

    Stazione di Jelgava. Solito treno che puzza.

    Durante il viaggio ascolto tutta la discografia dei Chemical brothers.

    Quando arrivo al live di Sidney sono alla stazione di Jurmala.

     

    Nelle orecchie adesso ho femme fatale dei velvet underground e l’mp3 tra le mani coperte dai guantini che ho comprato in via Po.

    Ho un cappellino che Jamiroquay sicuramente me lo invidierebbe e sono imbardata come una bambina che va per la prima volta in montagna a sciare.  

    Vado non so dove, ma sto cercando il mare. 

     

    Mi vorrei sedere per guardarlo e sentirmi persa.

    C’è la neve sulla spiaggia e il mare è calmo come se fosse un lago.

    Lancio le pietre e fanno tre salti. Poi ne fanno quattro… non sono mai riuscita a farne più. 

    Il cielo è biancastro con sfumature grigie e lo è conseguentemente anche il mare, visto che si guardano negli occhi da quando esistono. Il mare guarda il cielo, il cielo guarda il mare che guarda il cielo che guarda il mare. Come due che si amano: se uno è grigio, l’altro diventa a sua volta un po’ grigio.

    Io guardo il mare e poi il cielo, il cielo e poi il mare.

    E’ tutto così fermo.

    Anche io.

    Immobile con le braccia incrociate, mi stringo forte, forte perché fa freddo.

    Il vento porta l’odore del sale, lo respiro e mi concentro per godermi questa parentesi di gelida calma silenziosa.

    Scrivo seduta su una staccionata di legno congelato in una spiaggia che non è una spiaggia, è solo un lembo di terra che confina con il mare. Non c’è nessun bimbo in costume che corre con il salvagente e nessuna mamma che urla di non andare lontano.

    Non c’è Cami sdraiata sull’asciugamano che legge la Pilcher.

    Sono qui, ma è un luogo distante da me.

    Scrivo sulla neve un sogno, lo affido al Mar Baltico.  L’osservo mentre bagna la neve e scivola lentissimo portandoselo via, portandolo lontano lontano lontano.

    Momento di infantilismo acuto, ma chissenefrega. 

     

    Quando torno in ufficio Amalia mi chiede dove sono andata stamattina.

    Jurmala.

    Why? For meet some friends?

    No, by myself. This morning, for the first time, I saw the winter sea and the snow on the beach. Wonderful.

    Mi guarda come se fossi pazza.

     

     

    21 November

    Pornografia amatoriale e casalinga e riflessioni al seguito.

     

    Apro msn dal solito computer che va a carbone dell’internet point, leggo la posta, chatto con chi si ricorda della mia esistenza.

    Mentre aspetto che i libri che mi ha mandato Munta passino nella chiavetta, non so che fare, febbricitante e con gli occhi che mi bruciano, guardo le cartelle dei documenti che ci sono sul desktop.

    I miei occhi vengono inondati da autoscatti del tutto ridicoli di cui allego a seguire una breve antologia esemplificativa:

    donna bionda riccia con ciuccio in bocca e seno abbondante, stretto dentro ad un reggiseno rosso di pessimo gusto;

    due ragazzine, presumibilmente gemelle, dal viso molto più giovane del mio, truccate come Moira Orfei in calze a rete nere autoreggenti e mutandine, su sfondo che lascia intravedere una cameretta adolescenziale con Hello Kitty, pupazzi, poster di chissà chi e quant’altro, il seno non c’è, ma se aspettano ancora qualche anno potranno fotografare anche quello. Se è cresciuto a me, anche solo un’idea, crescerà anche a loro;

    uomo biondino a petto nudo che mostra orrendi quanto banali tatuaggi sulla pelle pallida di un torace che sembra quello di Benigni;

    ragazzo in boxer che tenta di essere sexy ed intrigante, ma gli riesce male.

     

    Sconcertante a tratti esilarante concentrato di amatoriale e casalinga pornografia.

    Non mi sono mai fatta una foto da nuda in posizioni neanche vagamente erotiche e forse sono io che sono indietro.

    Se mai lo facessi, comunque, farei in modo di renderla artistica, basterebbe uno sfondo di carta con delle spirali nere disegnate a tempera, la pelle un po’ sporca di colore e lo sguardo rivolto altrove.

    Non riesco ad immaginare il mio corpo come erotico, forse il limite sta in questo.

    La tipa con il reggiseno rosso nella foto sembrava ben consapevole del suo potenziale pornografico.

     

    Fabiano apre la chattata dalle colonne d’Ercole e mi dice ciao pirletta, mi ricordo in un attimo l’intelligenza dei suoi occhi blu e le sue chiacchierate in piemontese con Serena sui gradoni mentre gli Erasmus spagnoli fanno bottiglion e mi sento meglio. Vengo riportata al mio mondo, fatto di persone interessanti, curiose, a volte artiste, sicuramente non mediocri. Capostipite al momento e spero capostipite futuro, l’uomo stella dei libri in download.

    Socia onoraria: Camilla, con la sua intelligenza pratica e pulita, le raccomandazioni salutiste e la teoria del coperchio.

     

    Creo la mia solita privata dimensione adatta a scrivere, mi preoccupo che sia ben distanziata dalla fisicità delle cose e mi rintano in un mondo in cui musica, pensieri e colori si trasformano in nient’altro che parole che parlano di me, descrivendomi nel modo in cui mi vivo intimamente e svuotandomi il tanto che basta per continuare a riempirmi.

     

    Archivio un’altra strana giornata con sfumature grottesche, la metto nel passato, mi addormento pensando sognante e impaurita al futuro e domani vivrò il presente momentaneo, quello di routine senza emozioni reali e senza brividi, sempre dichiaratamente in attesa di afferrare quella vita che rincorro e che mi sembra così lontana, in cui far finta d’essere davvero grande, in cui sarò proprio io a scegliere, ma non da sola, e niente mi passerà più a fianco sfiorandomi, per poi andare via veloce prendendo la piega che vuole senza interpellarmi.

     

    Sento questa vita più futuribile e più vicina del solito, forse perché a forza di far finta d’essere grande, sto diventando grande davvero.

     

    ad ogni modo, domani comprerō le tempere.  

     

      

    17 November

    Could be better. ( inizio a pensare in inglese )

    avere a che fare NON avere ha che fare
    andare a NON andare in
    entrare NON entrare dentro
    uscire di casa NON uscire fuori di casa
    mi piace - a me piace NON a me mi piace
    gli gnocchi NON i gnocchi
    semaforo NON semafero
    ci hanno dato degli stupidi NON a noi ci hanno dato degli stupidi
    vorrei un po' di NON vorrei un pò di
    se stesso NON sè stesso
    l'obiettivo del corso O l obbiettivo della macchina fotografica
    invece o mentre NON mentre invece
    a Sonia piace il gelato -> le piace il gelato NON gli piace il gelato - a Sonia gli piace il gelato
    un amico NON un'amico
    qual è il tuo compito? NON qual'è il tuo compito
    qui NON quì
    un'ora NON un ora
    un inserviente (quando si riferisce ad un soggetto maschile) NON un'inserviente
    rose e fiori NON rosa e fiori
    chiamare qualcuno NON chiamare a qualcuno
    sto/sta cominciando NON stò/stà cominciando
    'sto (questo) ragazzo NON stò/sto/sto' ragazzo
    questa bibita è molto fresca NON questa bibita è bella fresca
    le ginocchia NON i ginocchi
    le dita NON i diti
    le braccia (inteso di una persona) NON i bracci
    la specie - le specie NON la specie - le speci
    fa caldo NON fa'/fà caldo
    non so se NON non sò se
    chi fa da sè NON chi fa da se'/se
    altrimenti succede NON altrimenti poi succede
    chissà quanto tempo dovrà passare prima che Paolo si diplomi NON chissà quanto tempo deve passare prima che Paolo si diploma
    vi do NON vi dò
    un amore NON un'amore
    affinché tu non decida NON affinché tu non decidi
    domani andrò a Firenze NON domani vado a Firenze
    deficiente NON deficente
    accelerare NON accellerare
    se (io) fossi stato più diligente, avrei ricevuto dei voti migliori NON se ero più diligente avevo voti migliori
    spero che tu voglia NON spero che tu vuoi
    familiare per qualcosa di familiare, famigliare per problemi famigliari....

    Questo e perche io so usare gli accenti e gli apostrofi, ma il codice Ashi e davvero qualcosa per contorsionisti.

     
    I m sorry but I m a bit sad, I m going at home. Enjoy the party.
    Are you missing?
    Maybe...
    Why?
    I don t know, there isn t any real why. Just sadness, tomorrow is another day, could be better.
    Ok, as you wish...   

    La pioggia diventa neve mentre aspetto che l omino si colori di verde per attraversare. Si accavallano, neanche fosse una novita, flash back piu o meno belli, piu o meno erotici, piu o meno nostalgici, piu o meno veri, piu o meno realizzabili, piu o meno tristi. Si accavallano piu o meno dei flash back.

    Insacco la testa nella giacca e mi respiro. Se scende un lacrima, neanche me ne accorgo.
    Nell attesa, mi crolla addosso la consapevolezza di non essere la principessa nel quadro di Hayez.
    L asfalto lucido a tratti bianco, i miei passi veloci, le persone. Parlano, talvolta urlano. Cosa dicano, non lo so. Non capisco.
    Apro la porta di casa e, con la solita espressione di disgusto per gli stivali rossi da battona della mia coinquilina, mollo le mie fedelissime Doctor viola.
    Mi trascino in camera, mi spoglio lasciando tutto ai piedi del letto.
    Vorrei murarmi viva dentro di te. Chesso, almeno il ricordo. Che sia bello e profumato.
    Mi fa male la testa.
    Vorrei aprire la finestra e vedere la Mole.
    Chissa se mi servira o se sto facendo un altra inutile fatica.
    Mi sento lontana.
     
    tomorrow could be better than today.
     
     
     
      
     
     
     
    15 November

    Really strange smart girl, please, don t think

    Siamo microbi sulla buccia di una mela dentro una cassa di mele in un camion pieno di mele, che va non si sa dove e ogni mela finirà tra mani diverse.

    Non so perché io e Oliver finiamo sempre a ragionare su questioni strane. -Of corse, u are smart -
    Oggi mi sento come se mi avessero cambiato all’ultimo la destinazione dell’Erasmus dicendomi –I’m sorry but you must go in Burundi-

    -C’è del bello ovunque.-

    -Oliver tu sei Brasiliano, hai il sole dentro. Non c’è del bello ovunque, dai.-

    Mi fa riflettere.

    Accarezzo mister Johns e lo pettino in modi strani mentre ascolto Oliver che mi fa un lungo ragionamento sul senso di questa esperienza lettone.

     

    If you like write, write.

    If you like draw, draw.

    If you want change the world, try to change the world in little ways.

    If you want stay alone, enjoy your time by yourself.

    Enjoy your time now. Now it’s your time.

    Don’t think about Turin, don’t think about university, about your life, your problems, your family. Just relax yourself, your might.

    You are here because you are a strange smart girl and you know that it’s up to you what you do with your life. Learn to look after yourself and think just about you.

    …About apples, for example: I think that our life is as an apple’s tree.

    You can find the bad apple on the ground, but what kind of apple you want eat ?

    - the big one!-

    Of course.

    And for take the big apple, the really good big apple you must go up, you must climb the tree.

    You know?

    Ok. I think that you did understand what It means. Relax yourself Silvia, if is love, will be love, if you want eat the big one, you can. If you want, you can… you are twenty.

     

    Più o meno questo è quello che Oliver mi diceva mentre io coccolavo Mister Johns e pensavo a Torino mentre lui mi diceva di non pensare a Torino.

    Pensavo …se vuoi puoi... hai ventanni… se è amore, sarà amore… se vorrai mangiare la mela grande, la mangerai… spetta a te decidere cosa fare della tua vita…impara a prenderti cura di te e pensa solo a te…

     

    Io non ho mai detto ad Oliver nulla di realmente inerente alla mia vita.

    Gli ho detto che sentivo la mancanza di Torino, di quello che avevo lasciato a Torino.

    Why you told me that? You don’t know anything about me.

    Mi risponde che è evidente che io abbia la testa sempre perennemente da un’altra parte, lo sguardo assente e la mente impegnata.

    Parliamo di Lasma. – Olli, can I ask you something? - - What? - - You really love Lasma? -

    Mi dice che tra due settimane avrà ventisette anni e che inizia a pensare all’amore in termini di impegno, che ama Lasma, non passerebbe tutti i giorni con lei se non fosse così.

    Penso che non è poi così così scontato, ma non dico nulla.

    Ho sonno.

    Ripensavo al discorso di Oliver e ho sentito il bisogno di scriverlo.

     

    Un materasso matrimoniale per terra, Olli è seduto che beve il mate mentre mi parla con voce bassa e calma. Lentamente, scandisce le parole per farmi capire bene e per far sì che io possa ricordarmi quel che mi dice. Parliamo poi di altre cose, prendiamo in giro i lettoni che non sanno cosa significhi vivere perché non conoscono il basilico e la mozzarella. Parliamo del fatto che tutto è turco, secondo Volkan. Il primo uomo, la prima civiltà, anche i mondiali di calcio, you know?

    Mi abbraccia - take care, ok? - - thanks Olli, good night, see u tomorrow-

    Busso da Volkan – came came – saluto Kristine, salta giù dal divano, mi abbraccia –ciao piccolina – e Volkan mi dice – buona notte - . Il loro italiano ha un suono talmente strano…

    Torno a casa, lascio le impronte su una strada che stasera, a quanto pare, ho usato solo io. E’ tutto bianco.

     

    Ora mi lavo i denti, spengo il pc e mi infilo nel letto.

     

     

    Penso a tutto quello a cui non dovrei pensare, cerco di mettere nei pensieri anche i profumi e i suoni e poi dormo.

    Mi viene in mente una tapparella abbassata, la luce che entra a strisce orizzontali - hai fatto di nuovo diventare giorno -. Una sveglia che suona qualche ora dopo. Scendo, la spengo, raccolgo gli amaretti da terra.

    Mi fermo sulla scaletta prima di scavalcarti. Ti guardo dormire e vorrei riempirti di baci.

     

     

     

     

     

     

    12 November

    Sempre siano lodati gli accenti e gli apostrofi.

    -          Devo presentarti assolutamente una volontaria che sta a Riga, è di Dublino, secondo me siete uguali.-

    La sentenza un po’ mi stupisce, un po’ mi incuriosisce.

    Non sa granchè di me e di come sono, ma già mi attribuisce somiglianze. Bene, vedere questa dubliner sarà come vedere me stessa. Bella storia, magari capisco l’essenza ultima del mio Io.

    Sono a casa perché quando ci prendo gusto ad andare in letargo, difficilmente ne esco al primo stimolo. Mi chiamano per tutto il giorno, ma tengo il numero italiano fino a quando non mi cercano lì. Ok, cambio scheda e metto quella lettone.

    Dico che non mi sento bene, preferirei stare a casa. Rispondono ok, ma mezz’ora dopo sono fuori dalla mia finestra che bussano.

    Odio le persone che hanno sempre voglia di far qualcosa.

    In questo momento della mia vita, le odio. Io sono in stand by qui.

    Capito? Non sono in Erasmus.

    Sto cercando me stessa dentro camera mia. Chissà dove sono.

    Va beh, mentre cerco le chiavi penso che oggi non ho proprio voglia di fare la simpatica.

    Mi hanno portato una tavoletta di Milka e una scatola di the. Ringrazio, ma con la scatola di the in mano dico PLEASE TRADE MARK.

    Oliver ride, è di Porto Allegre, se non lo sa lui cos’è il social forum, non lo sa nessuno.

     

    Mary cristine, nice to meet you.

     

    Doctor Martens gialle vissute il tanto che basta per presupporre che han fatto parecchi passi, jeans larghi e scuri, felpa nera con cane che insegue gatto e scritta gialla FAST FOOD.

    Cappuccio, chiaramente. Mica puoi essere uguale a me e avere una felpa senza cappuccio, non sia mai. Ci tengo a queste cose.

     

    Mi chiede se ho della birra in frigo.

    Cioè, aspetta. Mi hai detto:

    * il nome

    * piacere di conoscerti

    * hai della birra in frigo.

     

    Io sono molto più delicata o comunque aspetto un po’ a chiedere se c’è della birra. Magari chiedo dell’acqua, così l’altro sicuramente mi risponde  acqua o birra?

    Birra. Chiaro.

    Ho delle Bud in frigo, comunque.

    Prendo birre, cioccolata ( accostamento più da rhum, ma qui siam volontari, mica cardiologi ).

    Allestiamo un buffet sulla coperta per terra tra il letto e il termosifone, ascoltiamo a random quello che decide Merlino.

    Merlino è il mio computer.

    Marie si guarda intorno. Sembra un esame. In entrambe c’è l’atteggiamento di chi guarda, analizza, paragona.

    Lei penserà  ma io mica sono alta un metro e un vigorsol.

    Di simile abbiamo il look. Ok.

    Lei è street esattamente quanto me. Una di quelle che esce di casa e dice - così sono proprio c o m o d a -

    Mi sento un’americana. Dico ok, u know, come on per ogni cosa. Che palle.

    Mi mancano le mie frasi belle lunghe e articolate.

    Piene di periodi ipotetici di vari tipi e subordinate d’ogni sorta.

    Uff…

    Marie C. è simpatica. Quindi io sono simpatica. Mi pare un buon sillogismo.

    E’ anche una gran patata, ma questo non implica che lo sia anche io, in quanto lei è riccia, capelli tinti color rame, occhi piccoli, sopracciglia molto fini ed artefatte. Ha un viso finto, ma particolare. Sembra una bambola. Se ti piace ti piace, altrimenti ti fa schifo.

    Va beh, insomma, non è che mi somigli poi così tanto. Se le metti una minigonna e delle calze a rete, la somiglianza viene meno.

    Abbiamo lo stesso atteggiamento svaccato, questo sì. Beviamo entrambe come due amiche di Bukowski.

    Le dico questa cosa e mi risponde –Barflay!- e rispondo -Post office-

     Bella storia, mica è pieno il mondo ragazze che leggono Bukowski (ed in effetti non si perdono un gran maestro della letteratura, credo).

    E’ interessante, certo, è uno spaccato di sociologia americana, ma è proprio una pessima lettura.

    A lei piace. Si, piace anche a me, ma preferisco i libri scritti bene.

     

    Penso a Baricco ma non lo cito perché di sicuro non lo conosce.

    Bastardo Baricco che scrivi proprio bene.

    Manca il contenuto, lo spessore, la morale, la profondità, ma hai uno stile che sei proprio un bastardo.

    Vorrei avercelo io.

     

    Cristine mi dice che il suo libro preferito è la Bibbia, è il libro con più fiabe che sia mai stato scritto.

    Beh, però finisce male. Nel senso, muoiono tutti, no?

    Come finisce la Bibbia? Sono un’ignorante, a ben pensarci. Dai ci sarà l’Apocalisse, ne ho sentito parlare.

    Tutti al cospetto del Nonno e blablabla. Tutti a dire mea culpa per questo questo e questo, però in compenso ho fatto questo questo e questo. Che fai? Mi mandi lassù o laggiù? No perché guarda, io qui sto abbastanza comodo… bevo un caffé con Bonolis e faccio due parole.

    Ridiamo un casino su questa storia della Bibbia secondo Silvia.

    Sono blasfema, lo so.

    Ma si ride, massimo rispetto per chi crede nei dettami del Vangelo, magari ce ne fossero di persone che amano il prossimo come amano se stessi.

    (Sappiamo bene che la maggior parte delle persone si professano cristiane e sono ben piu" stronze di me che sono blasfema)

    Mi preparo l’apologia in vista dell’Apocalisse. Mi porto avanti con il lavoro, come facevo al Lobelix quando chiudevo la cucina due ore prima del previsto sperando che nessuno ordinasse piade.

    Io comunque un salto laggiù lo farei, magari fa più caldo.

    Poi laggiù c’è Jim Morrison, mi piacerebbe conoscerlo.

    Magari è ancora in trip che parla da solo di visioni estatiche, colori lisergici, panorami caleidoscopici e quant’altro. Che ne sai, potrebbe essere interessante.

     

     

    Sono andati via e dopo aver scritto queste due o tre cazzate posso andare a dormire. Primo post dotato d’accenti da quando sono in trasferta lettone.

    No, non ho pigiato insieme mille tasti per accentare la è di essere. No, no. Ho usato il mio Merlino.

    Ora chiavetta e domani blog.

    Albi, come finisce la Bibbia? J

     

    Rebel rebel… intanto David Bowie canta bello felice… e c’è proprio solo lui nelle mie orecchie, fuori sembra tutto molto fermo… cadono lentissimi mille fiocchi bianchi, c e qualcosa di tremendamente magico nella neve. Vai a sapere. 

     

    Domani italian lesson con una persona in più: Volkan, credo voglia baccagliarsi Kristine.

    Volkan e Kristine a lezione. Oh mamma.

    Domani mattina preparo le schede… adesso non ho voglia… bad teacher….

    Dormo.

     

     

     

     

     

    09 November

    Resoconto piu o meno tra me e me

    Inserire le foto sul blog da un programma russo e un bel lavoro.
    Ho provato ad entrare su msn con l it, ma non cambia niente, decidono arbitrariamente di tradurmi il blog in russo, che carini.
    Proprio teneri, penseranno " e vicina alla russia, magari non parla l italiano e parla il russo..." lo fanno per me... Io sono sempre in buona fede...
    Vaffanculo ridatemi il mio blog in italiano! E gli accenti, visto che non so assolutamente quali siano i mille tasti che devo pigiare contemporaneamente per scriverli.
    Sono impedita, lo so benissimo, ma non riesco ad accentare le lettere in nessun modo.
    Ho portato i pasticcini alla lezione di italiano e mi sono sentita come la Melis che metteva su ogni banco un cioccolatino e il compito di mate.
    Io... mangiavo il cioccolatino e per due ore disegnavo attendendo due esercizi da qualche anima buona, giusto per non consegnare in bianco. Ho fatto cosi per cinque anni perche proprio il mondo dei numeri non l ho mai capito. La Melis lo sapeva benissimo, ma credo ammirasse la correttezza di non copiare l intero compito e di non cercare mai di superare il 5.
    Sono cosi belle le parole... infatti... destino ha voluto che io sia qui ad insegnare l italiano, che abbia un sacco di tempo per scrivere, che stia finalmente facendo quello che mi piace per ricordarmi che forse devo proprio prenderla questa laurea apperentemente inutile.
    Torino mi ha fatto conoscere una serie di persone esageratamente belle, anche se ha sconvolto completamente il mio bioritmo, ha sfasato il ciclo di una qualsiasi normalissima donna e tutta una serie di cose. Mi pesava non riuscire a fare effettivamente tutto quello che avrei dovuto fare, avrei voluto o dovuto, non lo so.
    Adesso sono qui, mangio quando bisogna mangiare e dormo quando bisogna dormire. Leggo e studio inglese e lettone piu o meno tutti i giorni. Disegno.  
    Mi sento fisicamente molto bene e quando tornero avro la testa molto piu libera e potro ricominciare tutto. In modo un po meno affannato e piu maturo, sempre con le solite mille paranoie, ma con piu regolarita.
    Passare dal villaggio ai ritmi veloci di Torino mi ha devastata.
    Ieri notte pensavo alla casa-conteiner-deposito di armadi vecchi in cui ho vissuto con Zaira in villaggio. Agli insetti che simpaticamente popolavano il pavimento e al geko che terrorizzava Za e a me invece piaceva un sacco.
    Quanto faceva schifo quella casa, ma infondo ci piaceva, ci faceva sentire in una situazione estrema. Lo eravamo.
    Emozioni moltiplicate e piu veloci del solito, stanchezza esponenziale, ritmi da cocainomani, casa da profughe e corpo martoriato dalle zanzare mutanti. Pero, grazie al potere della maglietta d animatrice, tutti ci volevano bene e ci riempivano di complimenti.
    Riuscivano persino a dirci che eravamo belle, quando invece facevamo schifo come non mai e avevamo le gambe tipo bambine vietnamite colpite dal napalm. 
     
    Settembre, Cumiana: provo a fare l universitaria pendolare per una settimana e la settimana dopo cerco casa a Torino.
     Inizio il capitolo Via Po airlines con tutto quello che ne consegue ( coinquiline d ogni sorta, cene moleste, feste immerse nella nebbia di mille sigarette accese, Monica che si sveglia e cristona perche non trova il fumo ma e ancora sdraiata a letto, Alis che inizia a bere alle quattro del pomeriggio, Spigolo che mette lucchetti ovunque perche non si sa mai qualcuna di noi potrebbe rubare qualcosa, Fabi che fa tutte le mattine gli stessi rumori, il padrone di casa ubriacone, i vicini di Biella, il lavoro al caffe Roberto, qualche esame, le lezioni a Palazzo nuovo che mi fa schifo, Giancarlo etc etc... ): la vita in Via Po airlines si fa davvero ingestibile da quando inizio a lavorare al Lobelix.
    Torno a casa stanchissima e loro sono ancora li che fan festa, oppure c e il ragazzo della mia compagna di camera che russa ed io proprio vorrei morire. O uccidere tutti.
    Mi trasferisco nella casa gnomica. Se avessi continuato a vivere li, mi sarei trovata costretta ad uccidere la mia compagna di soppalco. Lo spirito di sopravvivenza fa brutti scherzi, si sa.
    La casa gnomica mi manca un po.
    Mi manca tornare da lavoro, aprire la porta, vedere la Mole fuori dalla finestra.
    Mi manca il mio piccolo frigo con dentro solo il cibo che piace a me.
    Mi manca il tavolino, il tappeto di Cami, la radio di Munta.
    La mia doccia pulita come se dovesse arrivare da un momento all altro un ispezione dell ASL.
    Il water in cui ho rigettato mille drink...
     
    Stamattina prima di farmi la doccia ho dovuto pulirla perche se aspetto che lo faccia Amalia, ci cresceranno ben presto le alghe. Fanno bene alla pelle, dicono.
    Se aspetto che lei lavi il pavimento, ben presto avremo anche i funghi.
    E poi se non la smette di lasciare quello che cucina nelle pentole cosi che io debba, per cucinare, togliere le sue discutibili pietanze, mettergliele in un piatto, lavare la pentola e cucinare per me... dovro uccidere anche lei.
    Il fatto e che qui non posso cambiare casa e prendere un monolocale a Riga. Lo farei.
    Non posso neanche litigarci pesantemente perche tanto non capisce granche di quello che le dico in quanto conosce molto meglio il russo dell inglese.
    Devo semplicemente sopportare.
    E mentre mi faccio la doccia la insulto e dico che non sono la sua balia o sua madre o tanto meno la sua donna delle pulizie.
    Poi mi guardo e penso - poverina lei e cosi brutta stupida idiota limitata... io invece diventero proprio un bel donnino, ci sto lavorando cosi ardentemente che non posso che migliorare. -
    E poi sono anche dimagrita, ma adesso basta altrimenti sparisco.
    Ad ogni modo questo resoconto mentale delle mie improbabili sistemazioni mi e venuto cosi, non so come mai. Forse perche io stessa ancora non capisco come mai io sia qui e non sia piu comodamente a casa dei miei genitori che tanto mi amano. Da dove derivi tutta questa voglia di sentirmi piu grande di quello che in realta sono, proprio non lo capisco.
     
     
    Penso soprattutto a Noemi adesso. Me la immagino con gli occhiali tipo Ray Charls... spero che quando riavrai i tuoi occhi nuovi potrai di nuovo continuare a cercare di spaccare il mondo e soprattutto... continuare a leggere il mio blog... perche sono sicura che ti fara venire voglia di scrivere di nuovo... sei cosi tremendamente competitiva che se io scrivo, devi farlo anche tu e meglio di me.
    A Patty che il 14 novembre lascera Los Angeles per andare a Roma°... a Chia a Tenerife... a tutte le vite delle persone a cui voglio bene, alle loro mille possibilita.
    Ho comprato un planisfero, ho messo dei segni in ogni posto in cui ho un amico, un amica, un frammento di cuore.
    Spero che a Settembre tutto sia come vorrei che fosse.
    Vana speranza.
    We will see.
     
     
     
     
    06 November

    Aggiornamento. {what have you found? the same old fears. Wish you were here. - non per niente, e una canzone che adoro.

    Mi sono svegliata piuttosto male.  Le coperte erano appallottolate e io per niente riposata. Ho male piu o meno ovunque, specialmente al collo e alle spalle, ma questo e dovuto al fatto che sto di nuovo molto sui libri o al computer o in improbabili posizioni a letto per leggere.
    Mi fanno male le tempie e pulsano quasi come se volessero dirmi qualcosa, che parlassero, al posto di mordermi a tradimento.
    Dario mi fa le domande trabocchetto per vedere se ho imparato qualcosa di cinema stando con lui. Ci vado vicina.  Bene.
    Avevo detto a Volkan che oggi avremmo fatto un italian lunch insieme, ma non ho voglia di fare nulla.
    Domani incontrero la mia tutor che ormai grazie ma non mi serve piu, ho gia conosciuto delle pesone, ho gia fatto i documenti, ho gia un numero lettone, sono gia stata a Riga, ho gia iniziato le lezioni di lettone e quelle di italiano.
    Le lezioni di lettone in russo, per l esattezza.
    Una donna gradissima con dei polsi larghissimi e un collo largo quanto il mio bacino mi parla in russo e spera che io capisca. Le ricordo puntualmente che non so parlare il russo e ride. Dice una parola in inglese e continua in russo. Grazie. Molto umana. Forse questo e un gulag e non me lo volevano dire.
    Alla mia lezione di italiano non  c era nessun bambino, ecco svelato l arcano: sono un gruppo di donne che studiarono italiano in passato e vorrebbero riprendere a farlo ed un gruppo di ragazzine imbellettate con l apparecchio ai denti e i brufoli che sperano di baccagliarsi il maschio latino sapendo dire CIAO MI CHIAMO IRENE.
    Le dico che irene in greco antico significa pace, magari se vuole baccagliarsi un liceale e gli dice questo ce la fa.
    Vorrei dirle che io in italiano so dire tutta una sterminata serie di cose piu o meno poetiche e profonde, ma questo non basta per ottenere il cuore di un maschio latino.
    Scoprira da sola l unica profondita di cui ogni donna e accessoriata, l unica che davvero interessa per cause stranamente chimiche e evolutive e l unica che ci livella e ci rende tremendamente simili l una con l altra.
    Spiego loro, in verita, il verbo essere e il verbo avere, per iniziare.  
    Dividiamo i gruppi in due, con le donne faccio conversazione, con loro spiego grammatica. Per fortuna sanno l inglese. 
    C e una ragazza nel gruppo delle donne, Cristine, che ha fatto lo SVE in Italia ma e tornata su prima del previsto perche non si e trovata bene. Penso... cazzo, non ti sei trovata bene a Siena.
    Io devo vivere a Jelgava, fai te.
    Mi dicono che l inverno sara molto rigido, lo so. Sorvoliamo per favore.
    Chiedo loro se tutto quello che ho letto in merito alle loro vecchie tradizioni pagane e vero o no, un po in inglese un po in italiano, la conversazione procede e loro sono molto entusiaste. Una di loro mi dice che ho vent anni come sua figlia, ma sua figlia non farebbe mai una cosa del genere. Mi chiede se ho un ragazzo. Se sono innamorata. Se mi mancano i miei amici e i miei genitori.
    Dico che avere un ragazzo e molto difficile, che vorrei amare profondamente qualcuno ma ho mille paure e insicurezze che non mi permettono di farlo, che mi mancano i miei amici, penso a loro tutti i giorni, che sono molto indipendente e se mi mancano i miei genitori, e solo perche so che sono molto tristi senza di me.
    Mi dice che sono una ragazza molto carina e che e contenta di poter parlare con me due ore a settimana. Decidiamo che alla fine saranno quattro ore a settimana.
    Tutto questo mi arricchisce e mi svuota come tutto quello in cui ogni volta mi catapulto.
    Mi riempie e mi logora.
    Mi rende piu forte e piu vulnerabile allo stesso tempo.
    Non smettero mai di essere quello che sono, neanche se riuscissi ad aprire una scuola per donne africane in mezzo alla savana. Non mi sentiro mai forte e questo, nel mio piccolo, e il mio arido vero.
    Se c e una cosa che non posso fare e studiare filosofia.  Gia di mio mi sprofondo dentro, se ci si mette anche Kierkegaard con le sue storie, Shopenhauer con il suo pessimismo cosmico, e il relativismo e il cinismo e tutte quelle puttanate li, arrivero ad un punto in cui mi fermero e diro ok. Mi taglio le vene.
    Mi stanchero di correre da una parte all altra cercando un posto in cui le mie dinamiche interne siano piu lente e piu chiare.
    In cui i colori siano brillanti senza alterazioni lisergiche o in cui il mio sorriso non viva di vita propria ma sia l effettiva risultanza di un generale benessere viscerale.
    Oggi e un giorno triste, uno di quei giorni in cui l unica cosa che riesco a fare e mortificarmi. Visto che qui non posso neanche ammazzarmi di canne.
    What have you found? the same old fears, wish you were here - e ancora oggi non so neache se esisti. -
     
      
     
     
    05 November

    You are in Latvia, enjoy yourself!

    E domenica mattina, ieri nevicava ed oggi c e il sole. Mi alzo dal letto e declino l invito dell armena di andare a Liepaia o qualcosa del genere, una cittadina sul mare che dista un sacco di km da qui. Deve incontrare delle sue amiche armene. Certo, di sicuro vengo con te a farti da balia nel viaggio e poi sto li, con quattro armene che parlano armeno. Brava.
    Declino bellamente. Se vuoi ci vai da sola, io a Riga ci sono andata da sola e mica sono morta.
    Mi faccio la doccia, mi vesto, esco.
    Vado al Maxima, il centro commerciale, entro in un negozio di telefonia e dico al tipo che non so parlare lettone, mi scuso, ma avrei bisogno di mettere dei soldi nel mio telefono. Neanche fosse una cabina telefonica, ma non mi viene in mente  ricaricare  in inglese.
    Mi dice ok, perfetto, devi andare li li li e poi li.
    Sali, giri a destra poi a sinistra, poi fai un salto, vai in alto, fai una capriola e sei arrivata.
    MA SEI SCEMO?
    Fammi un disegnino va, che io sono qui da una settimana e non so mica dov e il negozio che mi stai indicando con questo tuo bellissimo inglesefaidate che e peggio del mio e siamo a posto.
    Mi fa un disegnino, io non gliel ho chiesto davvero, ma lui lo fa. Non sei scemo, sei un genio.
    Mi fa anche gli occhi dolci, cosa fai provoleggi????
    Ad ogni modo, io che sono piu furba, entro nel negozio subito dopo e ripeto alla tipa con le unghie lunge venti metri tutte decorate estremamente chitch la stessa cosa.
    Mi chiede che scheda ho e quanti soldi voglio mettere nel mio telefono.
    Bene, fa tutto lei, mi prende il telefono, chiama il numero, mette il codice, preme ok. Me lo rende.
    Grandiosa. So da chi andare per farmi ricaricare il telefono.
    Chiamo Volkan.
    " crazy boy where are you? " mi dice mille cose e ne capisco la meta, ma la meta delle cose che capisco sono le uniche che mi interessano.
    Lo raggiungo al suo ufficio, saluto il suo boss, il quale mi chiede come va il mio SVE, se sono felice e tutte queste cose. FELICE COME UNA PASQUA.
    Happy like an Ester, potrei dirglielo anche solo per vedere che faccia fa. Evito.
    Andiamo a casa di Volkan, c e anche Oliver e l annessa Lasma che ormai vive gia con Oliver.
    Mi ritrovo su una macchina diretta ad una Indian night. Non so dove, non so con chi, non so perche.
    Arriviamo in una baita sperduta in mezzo ad un prato chilometrico, il sole sta tramontando e scatto mille foto delle nuvole riflesse sull acqua del fiume e degli alberi girati al contrario riflessi nel laghetto. Le nuvole sono rosa e se c e una cosa per cui davvero mi perdo... sono le nuvole rosa.
    Ce ne sono tre, una dietro l altra, come pezzi di cotone per struccarsi lanciati in cielo da qualche strana dea vanitosa. Lampi di poesia, dovrei farmi pagare.
    Oliver cucina dei piatti tipici indiani, lui e l organizzatore della serata. Lavora come volontario per l universita, organizza serate e attivita per i ragazzi. Grandioso.
    La baita e tutta in legno, mi guardo attorno e mi sento un briciolo piu felice del solito. Piano con l entusiasmo, pero.
    Sandra da disposizioni sul quel che dobbiamo fare.
    Lui monta il proiettore, tu accendi il camino, tu aiuti Oliver, tu stendi le coperte a terra e metti i cuscini, tu accendi le candele, tu prendi gl incensi e li disponi in giro per la stanza.
    Bella storia.
    Io non ho nulla di indiano addosso, ma ho la mia borsa verde del mother earth festival di Bangalore. Nepalese, ma ci siamo quasi.
    Ho la mia collana strana e il mio bracciale africano.
    Ho il mio solito look, insomma.
    Arrivano tutti gli invitati, noi nel mentre abbiamo preparato tutto, Oliver inizia la presentazione dell India con le diapositive. Vinco il gioco di chi sa piu cose sull India.
    Cioe: il fiume piu importante e il Gange, il libro piu famoso e il Kamasutra, l animale sacro e la mucca, il mezzo di trasporto e quello li strano che non so come si scrive, le lingue sono tantissimissime e i dialetti ancora di piu.
    Vinco una scatolina carinissima e penso a Munta. Lui e le sue scatoline. 
    Mangiamo quello che Oliver ha preparato, e un cuoco grandioso, riesce a fare buoni pure i piatti indiani con le ricette scaricate da internet.
    Mettiamo musica indiana che rilassa brutalmente, mi guardo attorno. 
    Dentro questa stanza sono tutti accoppiati, tranne me, Volkan, una ragazza bellissima che si chiama Cristine. Io e Cristine parliamo del perche sono qui. Perche, come, dove, per quanto tempo.
    Cosa fai tu, cosa faccio io e tutte queste cose che si dicono per passare il tempo.
    Fanno un video a me Oliver e Volkan per l universita. Parliamo nelle nostre lingue e ci pieghiamo dal ridere perche loro due forse sono anche piu stupidi di me.
    Andiamo a fare la sauna.
    Penso che a me di entrare in uno stanzino a morire di caldo e sudare non va granche... ma ci vado.
    Dopo la sauna seguo gli altri e mi ritrovo dentro ad una piscina, che piu che una piscina e una grande vasca con dell acqua caldissima.
    Ci metto un po a realizzare che i ragazzi sono completamente nudi. Dentro alla sauna avevano l asciguamano, pensavo fossero in boxer. Mi sbagliavo.
    Lasma percepisce dal mio sguardo che sono disorientata e mi urla "COME ON YOU ARE IN LATVIA NOW, ENJOY YOURSELF!"
    Si, non e un gran problema che loro siano nudi, l importante che non mi debba denudare anche io.
    Gia sono in coulotte e reggiseno perche se ce una cosa che non metto in valigia per andare in Lettonia e il costume.
    Ridono perche spiego loro questa cosa.
    Non c e alcun problema, se vuoi il reggiseno puoi anche toglierlo, mi dicono.
    Va beh, adesso, ok lo scambio interculturale, ma non esageriamo.
    Inizia a nevicare. Sembra una fiaba ma non lo e.
    Sono dentro ad una vasca su una terrazza di una baita lettone e nevica. OH MY GOD CHE FIGATA.
    Dico - bellissimo - e lo ripetono tutti. Un tipo mi chiede di dire altro tipo bellissimo.
    Gli attribuirei tutti questi aggettivi, tra l altro.
    La sua ragazza e anche davvero bruttina.
    Va beh, mi basta guardarlo, le implicazioni sentimentali al momento sono l ultima cosa che vorrei.
    Ho saltato il passaggio tradizionale che prevede che uno, dopo che esce dalla sauna, si butti nell acqua del fiume gelido e poi nella vasca calda.
    "Dico: I think tomorrow I will sick"
    Mi risponde "No, no you are wrong" "Ok, I will died"
    Ride. TIPREGORIDIANCORA. 
    Penso a Camy, alla faccia che avrebbe fatto vedendo questo ragazzo e allo sguardo che mi avrebbe lanciato vedendo il suo sederino spuntare dall acqua prima d essere coperto dall asciugamano.
     
     
    Torno a casa in macchina con lui, la ragazza bruttina ma molto simpatica e altri due.
    Ringrazio, lascio il mio numero e dico che spero che vogliano diventare mie amici perche devo stare qui un anno.
    Mi rispondono che sono gia miei amici.
    Bella storia.
    Enjoy yourself Silvia.
     
    Oggi e lunedi, iniziero ad insegnare l italiano, non so come, a chi, ma in qualche modo lo faro. Ho gia fatto le fotocopie della lezione che ho preparato.
    Alfabeto, giorni, mesi, numeri.
    Cambiamenti fonetici e presentazioni.
    Bye...
     
     
     
     
     
     
    02 November

    Latvian experience 3

    Excuse me, can I have a ticket for the bus here?
    Mi indicano con il dito dove posso prenderli. Mi guardano male. Figurati se sorridono.
     
    Mi guardo attorno e non capisco dove debba prendere il pullman, anche perche non ne vedo.
    Platforma 3. Ok, ci sono.
    Ma i pullman? 
    Jelgava Riga sono 47 km.
    Dopo un po capisco che quella navetta mi portera a Riga. Sembra quella che percorre Piscina Cumiana. E un pullmino, non un pullman.
    Salgo, mi siedo a fianco di una tipa che si trucca per 47 km.
    Allora, dopo che ti metti la matita, il fard, l ombretto, volendo esagerare il mascara e il rossetto, cos altro puoi fare? 47 km sono tanti... continua a truccarsi.
    Quando scendiamo dal bus alla busstacjia di Riga lei e finalmente riuscita a sembrare una prostituta. Che brava. 
    Scendo dal pullmino e finisco direttamente in un mercato tipo portapalazzo, con l odore di mercato, quindi di pesce, di cibo cotto, di persone sudate.
    Sono chiaramente spaesata. Devo andare nella Vecchia Riga, ma non so dove sia.
    Apro la cartina, ma poi la richiudo, non ho un buon rapporto con la Stampa figurati con una cartina che e ancora piu grande.
    Seguo la massa. A volte e utile.
    Mi ritrovo in un sottopassaggio, bella storia, se voglio andare a Vecriga di qua, se voglio andare alla stazione di la.
    Voglio andare di qua.
    Sembra un videogioco.
    Nel sottopassaggio ci sono una serie di persone sedute a terra con visibili malformazioni che chiedono l elemosina. Vorrei lasciar loro qualche soldo, ma io ne ho davvero pochi qui, non posso permettermi di essere fedele ai miei principi morali.
    Esco dal sottopassaggio e sono nella vecchia Riga, cammino guardandomi attorno in un viale ciottolato con case naif tutte colorate. Bello, mi piacciono le vie con le case colarate, se fossi Chiamparino farei dipingere tutta via Po.
     
    Ad ogni modo mi ritrovo in Teatra Iela senza volerlo ed e proprio qui che dovevo venire.
     Entro all ambasciata, dico - Good morning -, mi risponde dal microfono al di la del vetro - Buon giorno, siamo in un ambasciata italiana -.
    Rido, ride.
    Chiedo scusa,  sono abituata a parlare un lettone tutto mio e molto piu spesso inglese. Ride di nuovo.
    Mi spiega tutto quello che mi serve, mi lascia dei fogli, mi dice di andare al piano di sopra.
    Sembra proprio l Italia, per avere dei documenti devi andare su e giu.
    Al piano superiore mi lasciano tutti i fogli che mi servono. Chiedo loro dove posso comprare i libri per la direttrice, mi dicono di andare alla Globus.
     
    Giro l angolo e sono alla Globus.
    Resto dentro per tre ore, ci sono libri in tutte le lingue, compro un dizionario lettone italiano, un libro d arte sull archittetura di Riga e sui musei, i libri per Big Silvija ( la direttrice ).
    Comprerei molti altri libri, ma non ho abbastanza soldi e quelli che ho li devo risparmiare per andare a San Pietroburgo appena sara possibile.
     
    Davanti al monumento per la liberta della Lettonia ci sono due soldatini, per altro bellissimi, impalati che non muovono neanche le palpebre. Stanno sempre li, notte e giorno, anche quando la temperatura in inverno scende sotto i 25 gradi.
    Bella dimostrazione di stoicismo, penso. Loro stanno li, in difesa di un simbolo, impalati ad onorarne il significato. Io la vedo cosi, ma di sicuro e una stronzata. Stanno li a pensare che cazzo ci faccio qui e prenderanno bei soldi perche le guardie vengonon pagate di piu.
    Si pero che freddo.
     
    Cammino non so bene dove, mi siedo su una panchina del parco, cerco l universita sulla cartina, prendo un bus e ci vado.
    Entro nell universita, voglio scattare delle foto ma la digitale non si accende piu. Ottimo.
    Credo sia un palazzo neoclassico, no e un palazzo neoclassico, ho studiato arte per mille anni e lo so con certezza. Guardo sul libro che ho comprato ma non c e, comunque si, e neoclassico.
    E l universita delle relazioni internazionali o qualcosa di simile. Ce una biblioteca fighissima con i vetri altissimi e colorati, luminosissima, con i tavolini per studiare anche se, come alla Verdi, gran parte dei ragazzi o sono su msn o dormono. Stanno facendo relazioni internazionali a modo loro, ma le stanno facendo.
    Magari qualcuno sogna di essere a Cuba e qualcun altro chatta con una tedesca.
    I fumatori sono fuori a fumare ( sigarette.... ) e il restante prende il the alle macchinette.
    Bella la vita universitaria.
    C e la statua di un tipo con i baffi che non so chi sia, ma se gli han fatto una statua di sicuro non e un piciu. O magari e un piciu. Boh.
     
    Va beh, comunque sto a girare per Riga ancora per un po, poi mi infilo in un internet point piuttosto puzzolente e carico le foto sul blog.
    Da qui non posso farlo.
    CHE PALLE.
     
    Non posso sentire i miei e so che questo li angoscia parecchio.
    Sono la loro figlia instabile che li lascia soli e se ne va, questo dal giorno dopo il diploma.
     
    {Zaira...Gabri... Nico... Non sento piu Gabri, ma so che ogni tanto mi pensa. Nico non so neanche piu dove sia, dovrei girare attorno al mondo per ritrovarlo.
     NICOOOOOOOOOOOOOOOO MI SENTI????? voglio dirti che sono in Lettonia, ma mi sa che tu sei di nuovo a Madrid e so che mi diresti - che stai a fa in Lapponia,  vieni a Madrid ! - }
     
    Torno a casa in treno, non capisco quali siano i treni in partenza e quelli in arrivo, ho il dizionario.
    Chissa dove devo andare.
    Non sarei in grado di tornare nel posto in cui il bus mi ha lasciata, quindi devo per forza prendere il treno.
     
    Prendo il treno.
    Sono un genio, o almeno a volte mi piace pensarlo.
    C e  un tipo con una valigia che tira fuori una serie di cose che non possiamo avere addosso quando siamo in treno, credo. O che non possiamo buttare dal finestrino. Non lo so.  Parla per un sacco di tempo con la stessa identica tonalita della voce ( sembra Baraldi quando spiegava letteratura ), tira fuori un paio di forbici, un coltello, una cassetta musicale, della plastica... boh. Chissa.
     
    Va beh.
    Torno a casa, ci arrivo senza grandi problemi.
    Alla sera vado con gli altri due volontari ad una festa di Halloween alla tecnical faculty. Preferirei sorvolare.
    Mi sono divetita di piu da sola a Riga che non alla festa. Meglio sola che in mezzo ad una quantita sterminata di idioti. Ovvio.
    Ho perso di vista Volkan e Oliver perche erano piuttosto impegnati a cercare di baccagliarsi chiunque.
     
    La festa inzia tipo circolo degli alcolisti anonimi. Tutti seduti in cerchio, ci passano dei rotoli di carta igienica e dicono di strapparne dei pezzi perche in bagno non c e.
    In realta serve per presentarsi, se hai 4 pezzi dici quattro cose di te. Lo so, lo facevo fare ai bimbi in villaggio.
    Stacco 4 pezzi.
    Oliver non lo sa e ne stacca 20.
    Sono Silvia, lavoro come volontaria alla Junda, sono italiana, ho paura che arrivi l inverno.
    Tutti ridono.
    Una mi dice che nessun volontario e ancora morto in inverno, rimarco - non ancora - .
     
    La festa inizia e appena perdo di vista gli altri due me ne vado.
    Una tipa viene a dirmi che e contenta che io sia qui, perche i lettoni sono gente che ride poco e io sono una sunny girl.
    Sunny girl le palle, penso.
    Torno a casa, da sola, non da sola, with myself ... se lo dico in inglese e meno triste come concetto, non sono sola, sono con me stessa.