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    31 December

    Per concludere: piercing.

    Anno intenso da chiudere con un dolore altrettanto intenso.

    Mi viene in mente la statua tra via verdi e via sant’ottavio.

    La bacheca delle case a Palazzo nuovo.

    Mi viene in mente via Po. La Feltrinelli.

    Il ragazzo di colore che vende libri e ogni volta mi chiede se ho un marito.  

    Affacciarmi su piazza castello.

    Il caffè Roberto e l’aperitivo pre Prima del Regio.

    Le persone che entrano e dicono: Silvia, ma lavori qui?

    No faccio la comparsa.

    Le commesse stilose di Frav e i loro stivali dei miei sogni.

    Prima o poi li avrò prima o poi li avrò prima o poi li avrò.

    Via Carlo Alberto.

    Alice con Lo, Pimpi e l’altra con cui ho parlato per mesi senza sapere chi fosse.

    Monica e le litigate con Beppe nel sottoscala che amplifica tipo teatro greco.

    Fabiana e gli stessi rumori tutte le mattine.

    Spigolo e Paolo.

    Azzurra.

    Zaira.

    Via vanchiglia. Piazza Vittorio. Andare in bici da Giancarlo.

    Giancarlo e tutti gli allegri strampalati personaggi.

    La mia bici bellissima blu.

    Il 13.

    Porta Susa direzione Settimo.

    Porta Nuova direzione Pinerolo.

    Porta Nuova direzione Grenoble.

    Porta Susa direzione Milano.

    Porta Nuova direzione Reggio Emilia.

    Le luci di via Cernaia. I portici puliti.

    Il cielo sopra i giardini reali guardato sdraiata sulla panchina di pietra.

    La casa gnomica, ovviamente.

    La casa nuova di Camy.

    Andrea l’architetto che prende l’affitto.

    Andrea l’architetto che mi dà un trapano per trapanare la serratura.

    Gli spagnoli ai gradoni.

    LA MOLE!

    Le collane etniche di via Po e via Montebello.

    Piazza Savoia e la banda bassotti Iunco e Piconese.

    L’obelisco con i bicchieri e la maglietta rosa.

    I tavolini pesantissimi.

    Giochi senza frontiere in cucina e Gloria che lava per terra ogni mezz’ora.

    Guardare Munta e pensare che è bellissimo.

    L’allegro circolo dei jolly fulminati del lobelix.

    Bio.

    Simo che mi chiama Bimba.

    L’innaugurazione del Grey e la finta Torino bene.

    I puttanoni a cena con gli imprenditori.

    Lui a cena con la moglie.

    Il giorno dopo lui a cena con l’amante.

    Coco che beve sambuca liscia senza mosca.

    Coco che mi chiama schioccando le dita.

    Io che, ops. Non ho sentito.

    Coco che si alza e viene al banco.

    Coco che se ne va a fare in culo.

    Il privè bianco e le ninfette sculettanti che restano in topless. ( dentro ad un ristorante n.b.)

    I miei colleghi che sbavano di fronte a hot fashion tv dopo la mezzanotte.

    Ale e la sua vita alla ricerca di un pisello con i soldi.

    Ale e i suoi discorsi snob.

    Ale che sparla delle commesse e delle shampiste.

    Ale che di fatto è una cassiera.

    Salvino che si innamora ogni sera.

    Oliva e Christian.

    Del mare e d’altre storie.

    Il texas, il biliardo, le medie di birra, il flipper.

    Nadietta.

    Il Valentino d’estate.

    L’estate a Torino.

    Letizia.

    Il soppalco.

    Nerea che si chiamava ancora Mao.

    I discorsi a tavolino come se si potessero pilotare le emozioni.

    Lui che mi aspetta appaggiato all’impalcatura davanti al portone.

    La picantissima parcheggiata al Caffè progresso.

    Corso regina, il sottopassaggio, Corso Francia e rallentare.

    They always come back dei Voodoo Glow Skull.

    La 7 e il tg in inglese.

    Le cartine di cellulosa.

    Dharma e Greg.

    I massaggi e l’olio alla Lavanda.

    Sentirmi stanca ma felice.

     

    Il resto, da quando ho messo il sedere sull’aereo, è noto.

     

    Ultimo giorno di un anno indimenticabile.

    L’anno in cui ho iniziato a credere alle fiabe.

     

    Tra qualche ora mi perforo la lingua.

    Degna conclusione di un anno da ricordare.

    30 December

    Solipsistica Silvia

     
    Giornata claustrofobica.
     
    La febbre c'è ma non si sente, esco dalla camera solo per andare al bagno, guardare a la tazza del water, chiederle - sei pronta?- e vomitare.
    Vomito un'influenza intestinale presa non so dove, non so come, non so perchè e cerco nuovi modi per bestemmiare, perchè Eva, voglio dire, non sarà mica poi soltanto una porca.
    Ecco.
     
    Oggi giornata da wish you were here dei Pink Floyd come tante altre in questo blog.
    Ci sono giorni da heros di David Bowie.
    Giorni da ninnananna dei Modena o da bohemian rapsody dei Queen.
     
     
    Ci sono giorni in cui ...the same old fear, wish you were here... perchè fuori fa un freddo disarmante, perchè tutto è fermo, perchè cazzo sono qui.
    La voce e la chitarra acustica di Gilmour un po' mi rassicurano e un po' mi devastano.
     
    How I wish, how I wish you were here.
    We're just two lost souls swimming in a fish bowl,
    year after year,
    running over the same old ground. What have we found?
    The same old fears,
    wish you were here.
     
    oggi è quello che è: una malinconica giornata a pensare al mio tirarmi indietro per debolezza, per paura o forse per troppa lucidità...
     
    ...a cercare le parole per dirlo e a scoprire che non voglio dirlo...
     
    Eterna. Questa per me è una canzone eterna.
    Avrò sempre la sensazione d'aver trovato nient'altro che le solite vecchie paure.
    Bravo Dave, mi inchino.   
     
     
     
     
     
     
     
     

     
     
     
    29 December

    Della serata e d'altre storie

    Sono giorni e giorni di natalizia e febbricitante solitudine lettone, ma oggi, finalmente, ho visto Kristine.

    Salgo sulla polo.

      

    le mie amiche hanno la polo anche in Lettonia, anche io mi comprerei una polo se ci fossero i soldi. Mi sembra una macchinina femminile e intelligente. Va beh, i soldi per una polo, per quel che mi riguarda, ci saranno tra tantissimo tempo, ammesso che ci siano. Lunga vita al Pandino

     

    Dicevamo: salgo sulla Polo.

    Mi saluta, mette la prima, cerca dietro il sedile la borsa, ne estrae un eccentrico batuffolo di carta velina gialla, fucsia e verde, legato a caramella da un nastrino rosa con i cuoricini e dice – regalo -.

    Dico grazie con tutto l’entusiasmo del caso, ma non lo apro.

    - Is not just papers. You have to open it!.

    Pupazzetto con capelli lanosi simil dread.

    -          Così tu ha Marco qui sempre.

     Il suo italiano è molto accennato, un po’ come il mio inglese, presumo.

    Parliamo inglese, non riesco a comunicare con lei in italiano: mi escono frasi troppo articolate – che ci posso fare, sono letterata.

    Cazzata.

    Ad ogni modo: mi porta dal dottore.

    Una signora con gli occhiali e il caschetto grigio mi misura la febbre, mi masturba la bocca con una stecchetta che mi stuzzica le tonsille provocandomi simpaticissimi conati di vomito, mi alza la maglietta e origlia quello che i miei bronchi e bronchioli si dicono tra di loro. E se i bronchioli non esistono, perchè di fatto credo faccia parte dell’anatomia secondo Silvia volume uno, capitolo sistema respiratorio, declino la responsabilità a quella gran ( mettete un insulto caso, io amavo definirla frigida e stitica ) professoressa di Biologia del liceo.

    Ad ogni modo la dottoressa sentenzia che ho l’influenza. E' frigida anche lei, lo so, glielo leggo in faccia.

    Pensavo d’avere la tiroide, guardi.

    Mi prescrive le medicine. Oh. Mi bastava questo.

    Paracetamolo a chili e uno sciroppo per i miei bronchi debilitati da una pregressa, ed abbastanza lontana da essere ormai patrimonio della memoria storica, broncopolmonite contratta in seguito a bagni ai tumpi ( dove tumpi sta per pozza d’acqua gelida in uno sperduto bosco cumianese ), gavettonate finite in rovina e ad acquazzoni improvvisi presi in motorino.

    Se non fumo le sigarette è perchè non mi va di tossire come Violetta nella Traviata ( era tisica, ndS ) quando mi sveglio al mattino o quando scoppio in una delle mie risate ( che siano isteriche o meno ).

    Ad ogni modo.

    Il paracetamolo è qui vicino a me, bello come il sole.

    Ho anche l’amico nimesulide perchè, per onore di cronaca, lunedì mattina mi farò perforare la lingua e la renderò ancora più ( aggettivo da definirsi ).

    Cena da Chili Pica. ...Lo scrivo perchè quando tornerò, rileggerlo mi farà sorridere.

    Critica: il forno elettrico non si può vedere.

    Locale carino, pieno pienissimo ma silenzioso.

     

    Mi chiedo come mai le cronache italiane siano colme di vicini di casa più o meno insospettabili che ammazzano amici-parenti-vicini nei modi più tarantiniani e non ci sia mai stato nessuno che abbia lasciato il proprio tavolo con un sorriso, dicendo chessò – amore vado un attimo al bagno – e si sia invece scaraventato con un coltello alla gola del capotavola della tavolata di ragazzi riuniti per compleanno, ultimo giorno di scuola o alla peggio prima cena dei coscritti... sfogando tutta la propria esistenziale frustrazione, tutta la propria antisocialità repressa, tutto il proprio fastidio nei confronti dei discorsi qualunquisti fatti giorno dopo giorno e si sia in seguito a sua volta suicidato lasciando nel sangue e nello sgomento generale il locale.

    Uh, prendo fiato adesso.

     

    Il locale era pieno di persone e adorabilmente silenzioso.

    Mangiamo la pizza, parliamo tantissimo, beviamo qualcosa che assomiglia al caffè e mi accompagna a casa.

    Tutto d’una normalità pazzesca.

    Se non fosse che alla fine avrei dovuto avere problemi d’equilibrio alzandomi dalla sedia, causati dall’almeno un aperitivo e dall’almeno una bottiglia di vino e dall’almeno due amari di base, avrei pensato d’essere ad una delle amate e terapeutiche cene con la cara strampalata finta-normale Camilla.

    ( che ultimamente avevano sede a Del mare e d’altre storie, via dei Mercanti non mi ricordo ).   

    Ma ero con Kristine e avevo la febbre.

    Birra media, grazie.

     

    L’Italia, comunque, mi manca in ogni cosa: mi manca persino provare nelle viscere l’istinto di sfogare la mia antisocialità repressa nella gola del tamarro capotavola o ancor peggio in quella della ninfetta sculettante con le unghie rifatte e le tette di fuori che ordina da bere al mio phidanzatino.

    Tanto sei solo una p u t t a n a e se anche il tuo essere così appariscente probabilmente fa irrorare di sangue l'inquilino dei piani bassi, il mio phidanzatino, razionalmente, ti disprezza.

     

     

    Tant'è.

     

     

     

    27 December

    ... seconda parte

    .sono le zero sette e ventisei la lunga telefonata con il mio phidanzatino è finita e di dormire, non se ne parla.
    Domani ( che è già oggi ) giornata lunga.
    Sono innamorata, gente. Ho bisogno di un vestito di raso verde con i fiori viola, voglio essere una principessa kitch.
    Perchè questa, gente, è una fiaba. L'unico ostacolo che ho al momento è una gattina deliziosamente bella e bianca a cui dovrò rubare il posto per sdraiarmi sulla pancia del mio phidanzatino.
    zero sette e trentaquattro, Jelgava, Lettonia.
    Sono innamorata e lo ascolterei parlare per ore, perchè lui, gente, non è solo bello e intelligente, ma ha anche una voce da sogno.
    Infatti, la sogno.
    Io presto sarò felice.
    Gente, io sto per afferrare la felicità... sono in punta di piedi per prenderla e se non ci arrivo, gente, mi aiuterà lui: è alto alto alto.
     
    dio come sei bello, come mi piaci, comevorreichefossepersempre.
    sì, per sempre si può dire.
     
    Gente, state pure lì, a dare importanza a cose che importanza non hanno.
    A dare valore a persone che valore non hanno o a negare importanza a persone che di fatto potrebbero solo rendere più sensata la vostra ricerca di felicità.
     
     
    io sono una piccolissima dama con un vestito di raso verde brillante, con i fiori grandi e viola, volteggio e il mio vestito svolazza leggero 
    lui è un principe slanciato e con il grembiule granata e la coda, i superocchiali infrangibili e i dread
     
     
    io sono una punkettona svaccata a tratti etnica e carina che adesso si immagina con un vestito di raso verde brillante, con i fiori grandi e viola:
     
     
     
    l'amore è il funghetto allucinogeno più allucinogeno che io abbia mai ingerito.
     
     
     
     
    Lo vorrei per sempre, grazie.
    [lui, però, era bello ancora prima che io ne fossi innamorata.]
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    ...

    sono le zero sei zero ottoe di dormire, non se ne parla.
    Ho letto il blog di una che sono io, ma a trentacinque anni.
    Ho un'agendina verde e un phidanzatino. Bello e intelligente.
    Adesso lo chiamo e poi dormirò. Forse.
     
     
    25 December

    ...

    "A volte penso sia stata la luna a partorirmi tra spasmi di cosce pallide sapientemente allargate tra le stelle proprio in alto.
    Così appesa sopra un concerto di David Bowie lei si apriva lasciandomi cadere.

    Io sono Demon e la luna è mia madre".

    Luminal
     
     
     
     
     
     
     
     
    24 December

    Trampal tinto

    Il tempo scorre abusivo. Lento e barcollante.
    Ufficio arancione che non dovrebbe essere aperto.
    Non a quest'ora, non la vigilia di natale.
    Seconda bottiglia di vino in solitaria e nello stomaco una sensazione d'acidità che quasi mi mancava.
    Scrivo e bevo velocemente.
     
    La bottiglia di un vino valenciano alla mia destra e un bicchiere pieno alla sinistra.
    Un cavatappi da campeggio.
    Un campeggio natalizio dentro ad un ufficio lettone.
    Questo è quanto.
    Forse questo vino non fa poi neanche così schifo.
    Niente festa a Gulbene. Troppo lontana.
     
    Una luce flebile, puntata verso il basso. La pipì che implora d'essere fatta e la bottiglia che si svuota.
    Bere da sola significa ubriachezza molezta e triste. Inevitabilmente.
    Non si è mai vista una Silvia che beve da sola e poi ride: finisce sempre disfatta dal magone.
    Abbruttita, pallida, con le occhiaie, i denti e le labbra un po' violacee.
     
     
    In questa pagina di word ci sono io, con la mia lontanza e il mio senso di tristezza latente, amplificato dal tasso alcolico crescente.
    Butto giù.
    Intenso, persistente, abbastanza piacione e ruffiano.
    Commentare un vino è come commentare un quadro.
    Mi piace l'arte, mi pace il vino. Semplice e mediocre spettatrice da un lato, mera consumatrice dall'altro.
    Grande consumatrice, grande spettatrice.
    Tanto basta.
     
    Un presente dilatato e senza senso, un futuro in stand by, un passato tralasciabile.
    Emozioni impossibili da razionalizzare.
    Incertezza e speranza.
     
    La scrittura e i pensieri si fanno confusi.
    Faccio fatica a distinguere i contorni.
    Fine della seconda bottiglia...
    Chissà se.
     
     
    What going on?
    Nothing. I'm thinking, that's all.
    Silvia everything it's ok?
    Of course, truly.
     
     
    Mani sulla testa, gomiti sulla tastiera di Merlino. Chemical brothers.
    La vigilia di Natale meno viglia di Natale che la mia memoria storica possa ricordare.
     
    La bottiglia si svuota e quasi mi dispiace.
     
    Strano natale.
     
    L'hallucinogen remix of lsd dei Chemical.
    Daft punk. Prodigy. Chemical brother.
    Serata elettronicamente natalizia.
     
    Back home.
    Home?
     
    Un letto, una scrivania, un computer, un armadio, un planisfero ed una cartina di Riga.
    Back home?
     
    Io non sono qui.
     
    Occhi pesanti. 
    A volte non vorrei essere io. Non vorrei essere qui, non vorrei essere lì. 
    Non vorrei essere.
     
    A volte vorrei esser solo nascosta da un abbraccio.
    A volte vorrei solo non essere.
    A volte vorrei annullare il mio insignificante corpo ed elevarlo alla perfezione, semplicemente unendolo al tuo.
    A volte vorrei bere talmente tanto da dire - basta, non berrò mai più.
     
    A volte credo di essere proprio bella, con il mio sguardo scuro e incomprensibile. Senza fondo.
    A volte mi sento orrenda, con le mie gambe da burattino nano.
     
     
    A volte capisco la reltà. Altre volte mi limito ad interpretarla.
    A volte mi nascondo e spero soltanto che la realtà non mi trovi.
     
    .
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    flash

    Bevo the verde all’echinacea.

    Mi lavo la faccia in un lavandino piccolissimo. L’acqua scorre gelida e vicino allo stendino c’è un pino.

    Unico accenno al natale per quel che riguarda i miei spazi: un povero pino con il tronco amputato, lasciato a dissetarsi in un vasetto di vetro per conserve. La radio del supermercato trasmette canzoncine natalizie in lingua lettone e le donne in minigonna fanno la spesa dall’alto dei tacchi a spillo dei loro stivali lucidi. Bianchi, rossi, neri. Lucidi.

    Sembra Luminal della Santacroce.

    I lettoni dicono che quelle vestite così sono russe, i russi che sono lettoni.

    A casa c’è un silenzio anomalo: Amalia è a Riga. Diana è uscita con i suoi stivali rossi orrendi e con l’ultimo dei suoi ragazzi.

    Diana ha trentadue anni.

    Cami, Noe: se a trentadue anni mi compro degli stivali rossi da battona e inizio a mettermi reggiseni push up per evidenziare un seno che di certo non mi sarà cresciuto, per favore, fatemi notare che sono ridicola.

    Vigilia della vigilia di natale a Jelgava: in bagno, tra alberi morenti, tutta la collezione dei perizomi di Diana appesa allo stendino e segnale antifumo che si accende senza motivo facendo un gran casino.

    *1234 e il sistema antincendio sta zitto.

    Torno in bagno.

    Testa appoggiata alle ginocchia, getto d’acqua calda che batte sulla nuca e scivola sulla schiena, sulle gambe.

    Monologo sul presente.

    Vapore e bagnoschiuma ai fiori di lillà.

    Monologo sul futuro.

    Chiudo l’acqua.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    17 December

    Non ho piu' paura. That's the point

    L'on arrival traing e' finito.
    Scrivo solo per ricordarmi che mi ha dato una carica immensa e un'adrenalina che spero potro' utilizzare per il mio progetto. Qui effettivamente tutto si plasma e prende forma, spero di realizzare quanto mi sono proposta di fare nel migliore dei modi.
    Inizio a vedere realmente in modo definito le mie capacita' e i miei limiti, capisco in cosa sono brava e cosa non potro' mai fare.
    Il sistema italiano mortifica l'iniziativa e l'entusiasmo, ma tutto sta nel riuscire a ritagliare un piccolo spazio per crearsi una dimensione di felicita' giornaliera...per avere la forza di fare tutto quello che bisogna fare per arrivare ad avere un lavoro interessante e dei soldi per vivere.
    Servire ai tavoli per vivere mi rendera' stanca e mi abbruttira', ma aver fatto questa esperienza mi servira' per capire che ho un valore intrinseco che non dipende da quello che faccio, ma che e' dentro di me ( la speranza di riuscire a fare qualcosa di piu' interessante durante il periodo universitario... comunque...non muore mai... ). 
    Ho un valore insomma, e finalmente inizio a capirlo: io non mi faro' mai piu' del male e non avro' mai piu'paura dei miei abissi emozionali.
    Per me e' una grande conquista.
     
     
       
     
     
     
    12 December

    Per un'āmica

    Questo e' per te.
     
    Con le tue cazzate sempre pronte e il tuo sorriso che vive un po' di vita propria, come il mio.
    E' per te che non sei piu' una ragazzina, vivi da donna ma non ti senti forte come dovresti.
    Per te che non hai preso in mano la tua vita e aspetti che qualcosa cambi dentro di te.
    Smettila.
    Credo di potertelo dire, sono sprofondata talmente in basso che credo di potertelo dire. Sei come me.
    Fai quello in cui sei brava per il solo piacere di farlo.
    Al mondo ci sono persone come Balacco: loro sono felici. Vivono nell'idiozia, nella mediocrita', non si perdono ad analizzare i mille aspetti di un singolo sentimento, di un singolo momento, di una singola parola.
    Non filtrano tutto.
    Non piangono perche' hanno pensato troppo, se piagono e' perche' qualcuno ha detto un no ai loro capricci.
    Tu non sei cosi', mettiti lānima in pace: non sarai mai felice.
    Cerca di trovare una via per sentirti bene tu e con te stessa. Sembra retorica, ma non lo e'. 
    Devi volerti bene, fallo da sola, nessuno potra'mai farlo come puoi farlo tu.
    Credimi, quando arrivarai a volerti bene, magicamente riuscirai anche a farti amare e amare.
    Non ti farai sminuire, non piangerai per un cretino che ti ha illusa che tu fossi la donna della vita, ma nel tempo di pochi mesi si e'sposato una.
    Quella non e' meglio di te.
    E'lui e soltanto lui che ci ha perso.
    Smettila di farti male. Smettila.
    Non posso prenderti a testate, non sono li'. Se non vuoi farlo per te, fallo per me. Evita di farmi preoccupare.
    Se a febbraio torno e ti trovo dimagrita, lo giuro, ti faccio male.
    Vuoi essere come la maggior parte delle donne? Vuoi essere fragile? Vuoi farti calpestare da chi usa un pisello per svuotarsi? E'questo che vuoi? Vuoi piangerti addosso ancora per molto o credi che sia ora di capire che tu sei quella che in villaggio tutti adorano, sei quella che ovunque vada a lavorare diventa subito tra la piu'affidabili, sei quella che studiava in pullman e prendeva i votazzi facendo i giri retorici ad un professore con i controcoglioni, sei quella che prende una matita e fa le magie su un foglio, sei quella che apre bocca e tutti si spaccano dal ridere.
    Sei tu capisci? Non sono gli altri a vederti cosi'.
    Siediti e pensaci.
    E soprattutto, ascolta me, inizia l'Accademia.
     
     
    11 December

    SENZA TITOLO

    L'aria: gelida abbastanza da poter bestemmiare.
    Io: gambe strette dentro al mio stesso abbraccio, mento posato sulle ginocchia, sguardo al cielo.
    Il cielo: impalpabile, ma eterno. Buio d'un buio che in realta' e' luce di un mattino invernale.
    Profumo: gardenia e fiori di lilla'... il mio.  
     
    nella testa addormentata passano frasi come sullo schermo di un computer in stand by.
     
    You have a balance with yourself.     ( IO?????? )
    I really take care you, I'm your friend sad italian eyes. You know? You are italian: you can't be sad.    
    Mele voglio laurearmi in scienze della cioccolateria svizzera e piemontese.      
    Plese try to be the most italian faster girl tomorrow, came here about eleven in the morning .... 
     
    Uniamo le nostre incomplete vite e facciamone una fiaba...
    Non decidere in funzione di me...
     
    Nella testa ci sono un po' di cose che rimbombano... fanno un gran rumore... e nelle orecchie i sikitikis urlano umore nero
     
     
    L’instabilitа e' l’origine di ogni bisogno
    Facendomi male cerco il rispetto in me stesso

    Se osservo il mio tempo e lo scortico senza ritegno e rispetto in me stesso
    Se amplifico il gusto di stare da solo nel mondo 
    e' perche' ne ho bisogno

    L’insicurezza puo' dare fastidio all’orgoglio
    La mia incomprensione ha pochissimo auto-controllo
    .................
     
    Anarchico e' chi decide di amare davvero
    Privato della paranoia di avere un rimpianto

    Se trovo la forza di essere debole
    Allora io amo davvero
    Se posso esser debole
    Ho perso anche la paranoia di avere un rimpianto
    ..........................
     
     
    Confusione ed ordinaria incertezza.
    Storie di ordinaria ricerca di un equilibrio che magari neanche esiste oppure che gia' ho.
    Freddo inconcepibile e big winter che arriva inesorabilmente.
    Dalla Lettonia:   principio di malinconia e pensieri chiusi in una piccola scatola cranica.
    La lontananza, a volte, amplifica la malinconia.
     
    ( Merlino e' morto... abbattuto da un virus. Unitevi al cordoglio.)
     
     
    10 December

    ricordo dello SVE: on -arrival training

     

    • The departure time: Thursday, 13th of December, 11:00 in the front of the Latvian National Opera (Basteja bulvāris). Please arrive some minutes in advance for we can leave on time by bus. Since you will be together with your mentors, I hope that you will find the place easy

    The transport from Riga to training and back will be provided by the National Agency; the transport costs from your project place to Riga and back should be covered by your organization.

    • The venue of the meeting: the guest house Melturi, Cesis district. (Melturi is some 15mn from Cesis by bus, on the road A2 Riga-Pleskava). So if ever it’s better for you to go there directly (those from Balvi, Gulbene, Sigulda?) not through Riga, please let me know as soon as possible!!! The start of the program in Melturi is 13:00.
    • The things to bring with: as we are staying for 4 days, please take everything to feel comfortable. You will have everything necessary for sleeping as well as meals on place, but – if ever some special wishes please think in advance, because we will be outside any towns and with no shops around!
    • To feel nice and relaxed during the free time, everybody is welcome to bring music CDs, maybe some movie or a music instrument with them!
    • We will have sauna on Friday, so be ready and take your swimming suit
    • The homework: on Thursday evening you will have a chance to organize the intercultural evening  - to present your home countries to each other and to your mentors. So you can think a bit what to do and maybe what special do you need to take with you for this evening.
    • The outdoor activities:  on Saturday we will have an adventure trip to Cesis, and definitely there will be some other small activities outside as well! So – take some warm clothes. (who knows, maybe the snow comes finally  )
    •  The departure: Sunday at 14:00 by bus to Riga. Your mentors will leave on Saturday already, so please notice the way on coming to be able to return home safely

     What else… Good humor absolutely necessary to take with you
    Greetings and see you soon!

    09 December

    Signora Povertà, le chiedo scusa. [ pillole di teodicea quotidiana ]


    " la mia casa continuerà a viaggiare su due gambe e i miei sogni non avranno frontiere"

     

     

     


    A tutti quelli che non si rendono conto che di base siamo soltanto esseri temporali soggetti ai repentini cambiamenti degli eventi e delle cose… :

     

    “Io non posso giocare con un bambino sporco e che puzza.”

     

    Grazie Amalia, ricorderò la tua stupidità tutta la vita. Ho visto nei tuoi occhi l’origine dello schifo del mondo e nella povertà di quelle persone una dignità che tu non avrai mai, neanche con il profumo più costoso del mondo.

     

     

    Buongiorno Povertà, le stringo la mano. Contro la Stupidità, lei saprà, non possiamo fare nulla.

    Io ci voglio giocare con il suo bambino, perché anche i bambini ricchi a volte sono sporchi e puzzano.

    E quand’anche profumino, spesso non sorridono.

    Il suo abbraccio Signora Povertà non aveva di certo un buon odore. Ho dovuto smettere di respirare, ma ho desiderato abbracciarla di nuovo.

    Avrei voluto dirle coraggio.

     

    E sa, mentre tornavo a casa ho pensato a Dio.

    Mi sono chiesta dove sia e se si vergogna per le parole di Amalia.

    Passando di fronte alla chiesa azzurra ho pensato che dovrebbe entrare nei sogni di tutti i preti e sussurrare piano – smettetela di fare i parassiti… vi prego… andate negli angoli più bui del mondo e andate a cercare la Signora Povertà… vendete l’oro di questi candelabri… comprate del pane… sorridete a quei bambini… ditegli che vi mando io… -

     

    Inga mi dice: -Dio sarà felice di te-

     

    Io non lo faccio per te, sia chiaro.

    Se esisti, a me stai sul cazzo.

    Sei onnipotente, sei onnisciente, sei onnipresente: bravo.

    Per me, sei paragonabile alle segretarie di Palazzo Nuovo: sai soltanto delegare.

     

     

    la religione è l'oppio del popolo ... mai riflessione fu più saggia, caro Karl.

     

    03 December

    Scrivere

    Camminare e pensare a tutto quello a cui vorresti arrivare, ma che continua a sembrare troppo lontano, troppo in alto, troppo.
    Sedersi su una panchina bagnata dalla neve, guardare persone muovere i loro corpi lentamente e non capire se sono le loro movenze ad essere rallentate o la tua testa a rallentarle. Respirare una gelida aria baltica e domandarti retorici perche' di cui comunque sai perfette risposte.
    Andare a casa di Oliver.
    Aprire il portatile e cercare una connessione che non trovi, un collegamento etereo con la tua vita. Ripiegare sulla tua musica.
    Rispondere - of course - a Manuel che ti chiede se puo' guardare che musica hai. 
    Iniziare a parlare di musica, di strumenti, di numeri, del mio disastroso rapporto con loro, della mia assoluta mancanza di ritmo, del fatto che la musica non la potro' mai suonare. Sentire dall'altra stanza un pianoforte che suona Chopin e credere che tutto questo sia fatto solo per essere scritto.
    Parlare inglese a ruota libera per solo spirito di sopravvivenza e pensare che non hai mai fatto i compiti di inglese in tutta la tua seppur breve esistenza.
    Fumare la pipa ad acqua con quattro ragazze turche, due turchi, un armeno, un'armena, un tedesco, un brasiliano, una canadese, due lettoni, un lettone.
    Sentirti incredibilmente on the move.
    Accorgerti che a parte qualche idiota, gli altri sono li' per capire qualcosa in piu', per cercare aria, per capirsi, capire, capirci, capirvi.
    Domandarti perche' ci sia un desiderio latente d'andare Altrove per capirsi.
    Riflettere sul tema del viaggio che tanto te l'hanno propinato alle superiori.
    Ulisse e chi con lui, Ulisse e chi dopo di lui.
    Pensare che partire non e' un po' morire, ma soltanto rinascere. Ricominciare. Riprovare. Accrescere. Aprire. Scoprire. Vedere.
    Partire e' lasciare e bruciare dalla voglia di ritrovare tutto uguale, ma piu' nitido.
     
    Darsi un abbraccio collettivo che non ti lascia nessuna emozione, ma che ti fa riflettere e riempire una pagina di infiniti.
    Avere sempre il cuore a Torino e la testa in due diversi punti spazio temporali. Un pezzo qui e ora, un pezzo a Torino in un tempo a tratti passato a tratti futuro.
    Scrivere scrivere scrivere e capire sempre di piu' che e' l'unica cosa che ti realizza.
    Addormentarti con il pc aperto, sempre collegato con l'unica vera emozione che hai e non riuscire a dormire tranquilla. Girare, lottare con le coperte, buttare il povero Mister Johns giu dal letto, sudare, sognare pessimi sogni anche troppo ricorrenti. 
    Svegliarti. Sederti sul letto e scrivere qualcosa di te che suona estraneo, ma non lo e'. Chiederti se e' tutto normale o se effettivamente sei proprio un po' strana.
    Pensare che lui e' come te, solo con sfumature diverse.
    Riaddormentarti.
    Scrivere.
     
     
     
    01 December

    When all the light starts to yellow and fade

    When all the light starts to yellow and fade
    I see you in the middle and all the love we made
    I'm your girl and you're my man
    It's just an illusion
    This I know….

    ….Some people say I got a lot to learn
    Nothing comes easy and nothing comes in-between
    I'm your girl and you're my man
    I can see the whole world at your feet…
    …People come together to build their whole lives
    Nothing for nothing
    I can give you something
    Sometimes, sometimes

    (Juliette Lewis, This I know from You are speaking my language )

     

     

    Ho iniziato la giornata con gli occhi incollati al monitor, giocando ad immaginare come potrebbe essere un abbraccio e parlando di Babbo Natale che beve solo martini perfect.

    Tendine della doccia cucite insieme e colori per ridipingere un mondo. Stretta allo stomaco, come quando l’aereo decolla.  

    Forse stavo sognando.

    Delle due, l’una:

    o io sono la ragazza nel giro fortunato oppure è uno scherzo.

     

    Tra un po’ esce fuori il cartello. Mi dicono che era tutto uno scherzo. Non sono in Lettonia, non sono innamorata, non sono felice, non vivrò in una piccola casa graziosa con un ragazzo che mi fa impazzire e non ci sarà la gattina più bianca della neve che mi fa gli agguati perché vuole giocare.

    Nel senso, adesso, va bene tutto, ma se tutto questo è vero… Babbo Natale non soltanto esiste, ma si è messo anche a dieta e ha aperto una filiale a Cuba per il periodo estivo.

    Roba che se lo racconto a Noemi mi dice con tutta la sua eleganza e immensa saggezza – Oh, speriamo che sia vero. Così la smetti di rompere il cazzo. –

     

    Questo mese passerà in fretta,  e con lui il suo stupido Natale.

     

    In perfetta linea con la tabella di marcia: ho un diploma inutile ai fini lavorativi, sono fuori casa, adesso sono all’estero, la mia mente si apre che fa quasi corrente, ho conosciuto un sacco di persone e l’università è stand by.

    Tutto come doveva essere....Ho soltanto posticipato la corsa verso la laurea causa maltempo, ma se il cielo resta sereno riuscirò a fare tutto.

    Mi sento bene e se penso all’anno passato mi sembra che il mio difetto esperienziale percepito come perenne diventi più labile e che dentro io sia un po’ più piena.

     

    Mi sa che la giostra ha iniziato a girare per davvero…