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21 March Discorso sintetico tra folliI passi, la notte, niente.
L'asfalto, i lampioni, no. La luce artificiale, poi, gli abbaglianti delle auto, negli occhi. Freddo.
La voglia di accelerare il passo e buttarcisi sotto.
Cammini, ma c'è lei, e lei ti capisce, quando porti avanti certi discorsi malati di cerebralità acuta.
Ti risponde, quando deliri ragionamenti cercando lucidità, sempre più convinto che sia l'unico modo per essere padrone di te stesso, quello di capire, di trovare il perchè. E lei ti guarda e ascolta, e lo sai che capisce davvero. E allora non importa, non importa se dalla tua testa escono solo una cozzaglia di parole confuse, che sembri uno schizofrenico, che stai male, che urli ad un tratto, dicendo in un'agonia senz'aria:
- mordersi le braccia le mani le dita bisogno di sentire dolore per provare a se stessi che si è ancora vivi.-
- ma è banale, provare dolore per affermare la propria esistenza.-
- non è banale, è quello che facciamo tutti i giorni.- - facciamo? quelli come te, forse come me.- - gli altri tutti i giorni cercano di difendersi dal dolore, di ovattare le proprie esistenze fino a renderle di gomma.- -esistenze di gomma esperienze di gomma vite di gomma da masticare. Masticare ancora una volta sempre la stessa tanto non lo sa nessuno che lo xilitolo è cancerogeno.- -esistenze cancerogene, è un sillogismo che si chiude.- -ci siamo dentro fino al collo.- -come ne esci, da una spirale?- -l'uomo ha perso, non c'è bisogno di trovare soluzioni dove non ci sono. Ti senti dentro ad una spirale? Ci sei, ci vivrai per sempre, lo sai com'è. Sai anche come finisce se da questa spirale vuoi uscirci, ti divoreranno, tutto sta nel non pensare al fatto che vorresti vivere davvero.- Ma poi lei crolla, piange. E devi accelerare il passo per starle dietro perchè corre materializzando quel pensiero di morte che aveva azzerato per un attimo i tuoi impulsi. Corre, quasi per volersi buttare sotto quell'Audi. Le prendi un braccio, l'afferri per un polso ed ora è lei, ad urlare. Due instabili non possono accompagnarsi, ma neanche possono fare a meno d'amarsi. -Tu hai perso. Hai perso quando hai deciso di devastarti per gridare il tuo cazzo di dissenso- -mi diverto, non mi devasto. Ma poi che c'entra- -non chiedermi d'essere logica...- -cibi sintetici, divertimento sintentico sedie in polimeri plastica su plastica, contenitori in plastica per cibi disidratati. Exstasy, distanza artificiale tra sensi, distanza sintetica con droga sintetica per realtà sintetica. Nessun dissenso. Prendo parte passivamente al tutto. E' un loro progetto.- -Voglio morire.- -E' che ti manca il coraggio di farlo. Perchè in fondo dopo che ne sai. E se anche ti suicidassi, lo faresti in un attimo di incoscienza, durante una delle tue crisi, come quando dici che ti guardi vivere. Meglio bruciare cellula per cellula consapevolmente. Libero arbitrio. Dio è un padrone assenteista, l'ho sentito in un film, e noi dovremmo venerarlo? Fanculo. Non veneriamo neanche più dio, abbiamo discusso tutto. Io non voglio più discutere nulla, exstasy, non alienazione.-
----- c'è un oltre in tutto, voi non sapete, o non volete vederlo ------ Pirandello 02 March Game over, flash back.Un liceo decadente, giallognolo, edificio settecentesco.
Una strada, un incrocio, una panetteria, una banca, una piazza, il mercato.
Delle persone, tante, moltissime, riversate sulla piazza, buttate lì, creano confusione e disordine.
Le nuvole grigie come il piombo, aggressive e oppressive, da toglier l'aria.
Un corpo esile in piedi, in piccionaia, dall'alto dell'ultimo piano dell'edificio del Settecento guarda verso il basso, osserva prima l'asfalto, poi la folla, poi il cielo.
Poi di nuovo dall'asfalto, al cielo, alla folla.
Si volta: la classe, l'intervallo, le voci, i discorsi su fatti e persone inutili.
Il suo corpo esile, il suo non rapporto con le cose.
La distanza che si crea tra il suo corpo e i suoi pensieri, un binomio che si scinde, irrimediabilmente, in uno schianto.
Il panico, la stupidità della folla curiosa e sconvolta.
Nessuno capisce, nessuno sa, nessuno si era accorto di niente.
Era lì, guardava il cielo.
I giornali vendono il suo nome, fittizzi e rindondanti rapporti causa effetto stampati nero su bianco.
Infinite possibilità su un filo che si è spezzato.
Lacrime per chi rimane.
Game over.
Sul suo banco un biglietto -Non mi piaceva questo regalo-
Si chiude il sipario.
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