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    02 April

    Candela

    Rileggere le parole di questo blog è stato un trauma.
    Non è cambiato nulla.
     
    Ho collezionato qualche viso in più, qualche migliaia di volti ai quali non sempre sono in grado d'associare un nome, una voce.
    Restano in me poche persone che in qualche forma ho amato, che ritornano nei miei pensieri e nei miei discorsi , ma che sono spersi in diversi e lontanissimi angoli d'Italia, se non addirittura del mondo.
    Le sovrastrutture interne restano impalate ed altissime, spessissime, inflessibili, intransigenti, non cedono alla richiesta d'essere meno ingombranti, ma restano lì e si intrecciano agli eventi diventando un cinico, talvolta annichilente, metro di giudizio.
    Resta invariato lo schifo nei confronti di quel che passa e va, ma manca da capire cosa si ferma e se quel che si ferma ha ragion d'essere parte di me.
    L'insicurezza domina e divora i miei spazi interni come invece non dovrebbe.
    Le aspettative? Deluse ed è una fra le tante cose che restano invariate,  forse dovrei continuare ad essere sempre fedele alla massima - creare aspettative è il modo migliore per deluderle -
    Oggi ho letto un'e-mail mezzo kilometrica in cui si diceva
     quando corriamo laggiù e il laggiù è diventato il qui, nulla è cambiato, noi siamo sempre poveri, ugualmente chiusi nel nostro limite, e la nostra anima sospira il balsamo perduto.
    Ecco.
    E poi se non bastasse si parlava di lunghi o meno lunghi spostamenti in solitaria, di viaggi per trovare se stessi, di luoghi e lingue nuove.
    Io non so perchè sono qui, o forse lo so, sono qui perchè ho avuto paura, altrimenti, poco che sia, sarei a Roma.
    Adesso però magari di me ho imparato che mi bastano tre settimane per trovare un lavoro e che in qualche modo riesco a procurarmi il necessario per vivere senza chiedere a mamma e papà.
    Magari ho capito che posso andare via, ma poi mi sono innamorata.
    Non farlo mai, mai mai mai mai.
    Perchè tanto lui avrà sempre la sua vita da portare avanti e la sua vita non sarà mai del tutto la tua, non coincideranno mai.
     Caricare disperatamente ogni momento di poesia per strapparlo alla gretta logica materiale è uno sforzo che finirà per esaurire la mia carica.
    Mi piace pensarmi simile ad una candela che dona luce, ma nel farlo, lentamente, si logora.
    Sto scrivendo, e non capitava da mesi.
    Non scrivevo per scongiurare il rischio della monotonia, perchè in fondo cerco nelle viscere le parole da sputare, ma poi restano sempre quelle, quasi si fossero accumulate tutte insieme e non si fossero ancora esaurite. Restano lì, imbevute di delusione nonostante i mille sorrisi, soffocate dall'insicurezza di sempre, legate strette fra loro e coperte da una noia a tratti mortale.
    Mi vedo riflessa nello specchio di un bagno in cui passeggiano insetti arancioni ma distolgo lo sguardo, la luce mi spaventa, gli occhi lacrimano lacrime fotofobiche. Chiudo la porta rossa, questa casa mi fa schifo.
    Tenebrosa come una caverna platonica, polverosa e disordinata.
    Gli incubi di queste notti di certo sono sintomatici di un disagio profondo, che ormai non mi stupisce, ma  mi ha stancata.
    Continuo a voler essere diversa, in un posto diverso. Non mi do' pace dell'essere così e di essere qui.
     
    Ho scritto perchè un po' di persone mi hanno chiesto di farlo, ma non mi ha fatto bene.