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16 May Un pensieroMi smaterializzai in un attimo e il mio corpo assunse la consistenza d'una idea.
La mia esistenza da pensiero insediato in un cranio non mio non mi sembrava poi così diversa: ero stata un pensiero fino ad un attimo prima, ma mai me n'ero resa conto.
Voglio dire, sempre così schiava del corpo da pensare che il pensiero non fosse altro che una facoltà tra le tante: mangio, parlo, penso.
Quando, in quel modo così del tutto alienante, ero passata dalla mia mente al suo cranio, avevo capito una volta per tutte che io ero pensiero.
Ora non pensavo più in termini di -io- ma di -lei-, ero l'oggetto delle sue congetture e non più delle mie, ma pur sempre congetture rimanevano.
Non dimenticherò mai la prima sera vissuta dentro al suo cranio: quanto fu bello scoprire che ero lì, a quell'ora, con quei colori.
Gli altri pensieri riuniti attorno a me... avevano colori inquietanti e bui, stavano rannicchiati nella penombra quasi non avessero alcun interesse ad esporsi.
Ombre silenziose che mi scrutavano, che leggevano i miei contenuti, pronti a minacciarmi, pronti ad eclissarmi.
Paure nascoste nel più polveroso meandro della sua mente, tutte riunite, forti della consapevolezza d'essere sì da una parte, ma irrimovibili.
Io ero un pensiero piccolo, ma luminoso e ricorrente.
Cullata dalla musica che aleggiava in quel mio spazio così ancestrale e rassicurante, osservavo attorno a me altri pensieri camaleontici, sinuosi, che danzavano agganciandosi di volta in volta con note differenti.
E mi accorsi che in fondo la sua mente era un caleidoscopio di pensieri malinconici ed enigmatici,
piena dei colori d'un carnevale, un'esplosione di meraviglia, arte, creazione.
Nell'imponenza immateriale che è tipica di un pensiero, seduta nel mio punto di luce, scossa dal suo bisogno di immaginarmi, continuamente rivestita di un colore nuovo, continuavo a stare lì, sospesa.
Ogni volta che lui mi pensava, io mi accendevo assumendo il colore che mi attribuiva.
Ero gialla, ero rosa, ero azzurra oppure grigia. Ero nera o blu notte.
Ero un giorno una speranza, un altro una paura.
Una mattina un desiderio, alla sera un ricordo.
Durante le sue interminabili notti insonni ero un fantasmino con cui giocare, e nelle sue giornate impegnative una bambina egocentrica da tenere a bada.
Ero un sogno sensuale, o un incubo oscuro.
Non ero io, ero quello che io ero per lui.
vorrei vedere che colore hanno i tuoi pensieri.
15 May Veloce girano
02 May dalla mia relazione di arte
...l’amore è espresso come passione, come sesso e come perdizione di sensi; una coppia unita dal bacio perde la tenerezza del sentimento per divenire vorace fagocitazione, i contorni dei volti spariscono e diventano tutt’uno con le carni, il sesso diventa una minaccia. La donna, vista da Munch come epicentro di uno sconvolgente mistero sessuale, appare come figura demoniaca e affascinante. L’amore risulta essere, se letto attraverso le opere di questo inquieto artista, un arcano mistero: l’uomo è teso tra il desiderio d’amore e la paura d’amare. E’ dilaniato da domande, egli si chiede se l’amore sia davvero un sentimento nobile, o se altro non sia se non un’illusione, una bella favola creata dalla mente per giustificare istinti animali altrimenti privi di poesia. L’amore è perdizione dei sensi, è debolezza della carne, è privo di quella magia angelica che i poeti del passato tanto hanno lodato. Nell’atto del bacio i due corpi divengono un tutt’uno, e viene da domandarsi si stiano scambiando le anime, se stiano vivendo realmente con profondità l’intimo istante di godimento o se siano invece vittime inconsapevoli d’una illusione feroce. In “Madonna” la donna è affascinante, è focalizzata nella tensione del corpo nudo ostentato dalla posizione delle braccia chiuse a cerchio. Infine, in “Pubertà” la figura della donna è ambigua. La giovane è turbata dal passaggio dall’infanzia all’età adulta, è seduta sul letto sfatto con le braccia incrociate, gli occhi sono spalancati e la sua ombra è proiettata alle sue spalle. Attraverso la lettura di quest’opera si può considerare come la concezione della donna e della bellezza femminile sia mutata rispetto al passato. Si pensi ad Ebe di Canova, alla bellezza ideale, fiorente, fresca, maliosa: in Pubertà di Munch, la giovane donna è spaventata, pudica, le sue pallide mani coprono le zone più intime del corpo, in cui un grande cambiamento è avvenuto, nonostante lei sembri non capire. E’ una rappresentazione estremamente intimista del passaggio da pubertà ad adolescenza, talmente significativa da stentare a credere che sia stata dipinta da un uomo. |
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